REGGIO EMILIA – «Dovremmo considerare ogni giorno perso, se non abbiamo ballato almeno una volta». Questa affermazione di Anne Teresa De Keersmaeker (ballerina e coreografa belga di fama mondiale, fondatrice della compagnia di danza Rosas nel 1983 ed insignita del titolo di Baronessa dal re Alberto II del Belgio nel 1996 per il suo significativo contributo alla danza contemporanea) è un esplicito invito ad apprezzare, ed eventualmente a praticare, anche da dilettante, l’arte della danza. Ed è un invito per venire a contemplare mercoledì 11 marzo alle ore 20:30 al teatro Municipale Valli a Reggio la sua ultima opera, dal titolo Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione.
Dichiaratamente ispirata all’omonima partitura (il titolo si riferisce alla continua sfida tra regola e improvvisazione nell’arte) del celebre Antonio Vivaldi (geniale compositore e violinista italiano, considerato tra i più importanti esponenti della corrente barocca nella storia della musica classica), si tratta di una raccolta di dodici concerti per violino, tra i quali i primi quattro che compongono la famosissima suite de Le Quattro Stagioni. Ed è a questa suite in particolare che De Keersmaeker, coadiuvata da un lato dal collega Radouan Mriziga (ballerino e coreografo originario del Marocco ma residente in Belgio), e dall’altro dall’ottimo ensemble di musicisti Gli incogniti, fondato nel 2006 dalla talentuosa violinista francese Amandine Beyer, si è ispirata per la creazione della sua elaborata coreografia, con l’intento di esplorare e di mostrare per immagini il significato più autentico (ogni concerto esprime l’atmosfera tipica di una stagione dell’anno) di quella che è ritenuta una delle più celebri composizioni della storia della musica, tanto che non si riescono a contare gli adattamenti che essa ha avuto nel corso degli anni.
Ma non solo. Perché il lavoro della coreografa belga si propone di andare oltre l’opera di Vivaldi cercando, attraverso il suo stile, di instillare nello spettatore una riflessione su temi (tragicamente attuali) come quello del rapporto tra l’essere umano e la natura e quello, complesso e inquietante, della crisi climatica; così come vuole evidenziarne l’aspetto cruciale e critico costituito dal Mare Mediterraneo, in quanto da secoli spazio privilegiato per lo scambio di beni materiali (merci, denaro, persone) e immateriali (conoscenze, storie, talenti). Un’opera, dunque, da guardare e da ascoltare con attenzione, per apprezzare il lavoro di rielaborazione compiuto da un’artista contemporanea sull’opera immortale di uno straordinario artista del passato che ha scritto più volte la storia della musica.
Federico Parmiggiani












