REGGIO EMILIA – I costi sostenuti dalle amministrazioni locali per gli affidi di minori sono quasi raddoppiati dal 2018 ad oggi. E’ uno degli effetti del clamore politico e mediatico che ha accompagnato l’indagine sugli affidi nell’Unione Val d’Enza. Un effetto forse non previsto e non voluto, ma nondimeno documentato dai numeri. Cosa è accaduto? E’ accaduto che lo strumento dell’affido, nobile forma di accoglienza dei bambini e delle loro famiglie in una fase di difficoltà, è stato dipinto da più parti come qualcosa di negativo e di violento. Il numero delle famiglie affidatarie, additate al pubblico ludibrio come approfittatrici spinte da un movente economico, si è via via assottigliato.
E così i costi sostenuti ad esempio dal Comune di Reggio per il sostegno alle famiglie sono scesi da un milione e 58mila euro nel 2018 a 700mila euro nel 2024, con una flessione del 34 per cento. Ma i minori e le famiglie in difficoltà non sono diminuiti. E così un numero crescente di minori finisce nelle comunità, spesso anche fuori provincia, con costi molto più elevati. Tra il 2018 e il 2021 la spesa, che è a carico delle Farmacie comunali riunite, è passata da 2,262 milioni a 4,1 milioni di euro, con un balzo dell’81 per cento.
Il costo dell’accoglienza di un minore in famiglia è in media di circa 20 euro al giorno. Nelle strutture del genere casa famiglia il costo era tra 71 e 82 euro nel 2020 ed oscilla oggi tra 82 e 95 euro. Nelle comunità educative residenziali si è passati dai 110-155 euro del 2020 ai 134-178 di quest’anno. Nelle comunità educative integrate il costo quotidiano pro capite, che nel 2020 era di 221 euro, ora è salito a 256. In sintesi, il costo annuo di un affido in famiglia è di circa 7.500 euro, quello in una comunità educativa integrata può arrivare a superare i 90mila euro.
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