REGGIO EMILIA – Desertificazione commerciale. E’ una delle espressioni che compare con più frequenza nei titoli di siti, quotidiani e tg. E’ un fenomeno che interessa tutta l’Italia.
Anche se – secondo una recente indagine di Confcommercio – ad essere colpiti più duramente sono i comuni del Nord, dove il numero dei locali commerciali sfitti cresce giorno dopo giorno.
Reggio Emilia, con le sue oltre 400 vetrine vuote in centro storico, rientra in pieno nella casistica. L’indagine ha preso in esame 122 comuni di medie dimensioni nel periodo che va dal 2012 al 2025. Reggio Emilia è al 54esimo posto, con una flessione del 26,6% delle attività commerciali.
Nel 2012 le imprese di commercio al dettaglio in centro storico erano 407, 1.006 invece nel resto della città, per un totale di 1.413. Nel 2025 in centro storico si sono ridotte a 294, nel resto della città sono scese a 790, per un totale di 1.084, dunque 329 attività in meno in 13 anni.
Simile la situazione a Bologna, 59esima in classifica con una flessione del 26,3%, 62esima Parma con -25,9% e 69esima Modena con -25,4%.
Nel nostro approfondimento abbiamo toccato con mano le difficoltà dei commercianti. Nei piccoli comuni i negozi scompaiono. In quelli di media grandezza, le associazioni e le reti tra imprese riescono a mitigare gli effetti della crisi.
Una delle principali cause della desertificazione dei centri storici è il commercio online delle grandi piattaforme. Chi può e riesce ad ampliare i canali di vendita cavalcando l’online, sopravvive. Ma il costo è salato. Allo stesso tempo, mentre diminuiscono le attività commerciali tradizionali, anche nei centri della nostra provincia aumentano palestre, negozi di cura della persona e servizi.
Anche la Grande Distribuzione non è esente dalla crisi, anzi, sta attraversando un momento di grande trasformazione e frammentazione del mercato, con una concorrenza sempre più spietata. A complicare ulteriormente il quadro in questo periodo c’è il caro delle materie prime, dell’energia e dei carburanti. Gli aumenti da una parte riducono la capacità di spesa delle famiglie, già ai minimi termini per l’impennata dell’inflazione, dall’altra spingono verso l’alto i costi operativi delle imprese, che dipendono anche dal trasporto delle merci.
La Regione Emilia Romagna è intervenuta con una legge regionale per costituire e finanziare i cosiddetti ‘hub urbani’, ma le associzioni di categoria chiedono ai proprietari di ridurre gli affitti dei locali e alla pubblica amministrazione di tagliare l’imposizione fiscale.
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