REGGIO EMILIA – Confedilizia, associazione che riunisce i proprietari di immobili, ha organizzato nella sua sede di via Tavolata, in città, un confronto sul referendum del 22 e 23 marzo. Un’occasione per approfondire i contenuti della riforma della magistratura.
“Ci sembrava opportuno arrivare a questo confronto preparati e quindi abbiamo voluto dare ai nostri associati l’opportunità di comprendere le ragioni del sì e del no”, ha spiegato la presidente di Confedilizia, l’avvocato Annamaria Terenziani.
Dal punto di vista tecnico, ad illustrare gli elementi fondamentali della riforma è stato chiamato il giudice Gianluigi Morlini, primo e unico magistrato reggiano eletto nel Csm, dimissionario nel giugno 2019 dopo l’esplosione del caso Palamara. Sospeso per un anno e mezzo con pronuncia definitiva della Cassazione, Morlini è ora in servizio alla Corte d’Appello di Bologna.
Un impegno improvviso ha provocato la defezione di Roberta Mori, ex consigliera regionale del Pd, che doveva rappresentare le ragioni del no, facendo venir meno il confronto. In campo è rimasto solo Carlo Giovanardi, ex senatore e ministro in due Governi Berlusconi, alfiere del sì. Nelle parole di Giovanardi, i politici indagati al tempo di Tangentopoli erano quasi tutti innocenti e i magistrati di Mani Pulite fecero un colpo di stato. L’ex senatore è imputato a Modena nel processo White List. La Procura lo accusa di aver fatto pressioni sui vertici della Prefettura e dei Carabinieri affinché riammettessero in white list aziende che ne erano state escluse perché in odore di mafia. Una vicenda che va tenuta presente per inquadrare il suo giudizio sulla magistratura. “Si comporta come un partito politico, prende parte al dibattito referendario. Ma la magistratura non deve essere un soggetto politico. Se ho dei problemi con la giustizia, ho diritto ad avere un giudice imparziale che non è orientato politicamente”.
Il 16 febbraio 2022 il Senato, con i voti del centrodestra, aveva sottratto Giovanardi al processo, considerando la sua condotta come l’esercizio delle prerogative di un parlamentare. Ma nel dicembre 2023 la Corte Costituzionale ha bocciato questa interpretazione e ha accolto il ricorso della Procura, ordinando che il processo ricominci.













