Sisma: "Le aziende colpite dovranno pagare 400 milioni"

La Coldiretti è pronta a scendere in piazza con gli imprenditori. "Ancora nessun finanziamento da Roma"

Un capannone devastato dal sisma

Un capannone devastato dal sisma

REGGIO EMILIA - Le 5mila aziende agricole emiliano-romagnole, di cui quasi 300 reggiane, non hanno ancora ricevuto "un centesimo dei finanziamenti promessi dallo Stato il quale, però, si prepara di gran lena a riscuotere oltre 400 milioni di tributi e contributi dalle stesse aziende, forse figlie di un dio minore". Così la Coldiretti reggiana, sul piede di guerra per il decreto relativo alla finanza e funzionamento degli enti territoriali che contiene anche disposizioni in favore delle zone terremotate.
L'associazione regionale ha già chiesto al presidente Vasco Errani e a tutti i parlamentari della regione un intervento per modificarlo. “È necessario - ha commentato il presidente della Coldiretti reggiana Marino Zani - È un provvedimento ingiusto e iniquo che ha provocato negli imprenditori agricoli colpiti dal sisma molta delusione e tanta rabbia. Le aziende agricole si ritroveranno a dover versare, a metà dicembre, tributi e contributi in una soluzione unica per una cifra complessiva stimata attorno ai 400 milioni di euro”.
Il decreto "enti locali" prevede che solo i titolari di reddito d’impresa possano accedere ai finanziamenti e alla rateizzazione in due anni dei tributi e contributi sospesi dal maggio 2012, grazie all’intervento della Cassa depositi e prestiti, con gli interessi a carico dello Stato. "Le imprese agricole singole e le società semplici - hanno spiegato da Coldiretti - sono titolari di reddito dominicale e agrario e pertanto sono escluse da questi benefici, con la conseguenza di dover pagare i contributi e le tasse in scadenza il 16 dicembre prossimo.
Tantissime aziende con case, capannoni, magazzini, stalle e attrezzi danneggiati stanno facendo investimenti con risorse proprie, acquistando macchine agricole e rimettendo in sicurezza i fabbricati per poter continuare l’attività. “Se il provvedimento non cambia, saranno costrette a chiudere - ha concluso Zani - ma prima scenderemo in piazza a difesa della nostra attività".

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