Danni erario per 43 milioni, Bassolino a giudizio

Oltre all'allora governatore della Regione Campania, coinvolte nelle indagini altre 16 persone, tra cui l'ex ministro Bordon

Antonio Bassolino

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REGGIO EMILIA – La bonifica del litorale flegreo e dell’agro-aversano, che la Regione Campania aveva affidato alla Jacorossi imprese spa, avrebbe causato danni alle casse dello Stato per un totale di 43 milioni di euro. E’ quanto è emerso da un’indagine della procura della Corte dei Conti regionale nel settore delle bonifiche ambientali, al termine dei quali è stata notificata una citazione in giudizio per 17 persone. Tra queste vi sono ex amministratori, tra cui l’allora presidente della Regione Antonio Bassolino, l’ex ministro Willer Bordon, un ex sottosegretario, Raffaele Morese, e alcuni professionisti.
Secondo quanto è stato ricostruito, le indagini avrebbero portato alla luce un colossale spreco di danaro pubblico legato al contratto stipulato nel 2002 tra la società Jacorossi, Regione e il Commissariato di Governo per l'emergenza bonifiche e tutela delle acque della Regione Campania per la realizzazione del progetto “piano per la gestione degli interventi di bonifica e rinaturalizzazione dei siti inquinati del litorale domizio-flegreo e agro versano”.  Secondo Pierpaolo Grasso, vice procuratore generale della Corte dei Conti campana, non vi sarebbe stato alcuna gara pubblica per l’affidamento dell’appalto; inoltre non era stata rilasciata la prevista certificazione Soa - necessaria a comprovare la capacità tecnica ed economica dell'impresa per l'esecuzione dell'appalto pubblico – né si sarebbe tenuto conto dei pareri negativi espressi dai competenti uffici ministeriali e dall'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente.

Willer Bordon

Willer Bordon


L’indagine avrebbe dunque ricostruito gli elementi necessari a verificare che Commissariato di Governo e Regione si erano assunti obblighi cui sapevano fin dall'inizio di non poter far fronte, sia per i tempi di esecuzione troppo stretti, sia per le proteste delle comunità locali all'apertura di nuovi siti. Il mancato rispetto degli obblighi contrattuali avrebbe dunque comportato conseguenze negative per i profili finanziari, costringendo il committente a sostenere costi non preventivati per lo smaltimento dei rifiuti presso impianti di imprese terze.

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