Sparatoria di Coviolo, Lombardo fa il nome di Giulio Bonaccio

Durante il processo, la vittima ha parlato dei suoi sospetti sul "primo della lista" tra i possibili mandanti

Vito Lombardo (foto Studio Elite)

Vito Lombardo (foto Studio Elite)

REGGIO EMILIA – Colpo di scena, ieri mattina, durante il dibattimento in tribunale che mira a far luce sull’agguato di cui, poco meno di due anni fa, aveva subito il costruttore di origine cutrese Vito Lombardo: l’uomo ha affermato di avere sempre sospettato che il mandante fosse stato Giulio Bonaccio. Un nome tornato alla ribalta come un lampo, che ha riportato alla mente dei molti presenti in aula gli anni ’90 insanguinati dalle lotte della criminalità organizzata a Reggio Emilia. Questi sospetti, in realtà, erano già stati comunicati da Lombardo ai carabinieri, ma le indagini sul suo conto non avevano portato alla luce alcun coinvolgimento di Bonaccio.

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L’unico imputato per il tentato omicidio, almeno per ora, è il 67enne Gino Renato, presente ieri in aula al dibattimento. Lombardo ha raccontato che, la sera del 23 novembre 2010, stava facendo la sua solita camminata in via Nubi di Magellano, a Coviolo, quando sarebbe stato avvicinato all’improvviso da Renato, che avrebbe puntato la pistola contro di lui, esplodendo 4 o 5 colpi. Ma se questa ricostruzione era già stata effettuata, la vera novità di ieri è l’accusa diretta che Lombardo ha rivolto a Bonaccio, indicato come “il primo della lista” tra i possibili mandanti.
Lombardo, che si è costituito parte civile, è stato interrogato per un’ora e mezzo, e in molti momenti gli avvocati difensori di Renato ne hanno contestato la credibilità, basandosi soprattutto sulle discrepanze di alcune sue affermazioni nei verbali delle indagini e su una frase che la vittima avrebbe detto ai carabinieri, in cui l’uomo avrebbe fatto riferimento al timore che la moglie potesse essere derubata di una cifra intorno al mezzo milione di euro.

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