Primarie, Bersani a Monti: "Più lavoro, equità e diritti"

Il segretario a Renzi: "Le foglie nuove vengono solo dalle radici". E al premier dice: "Bisogna aggiustare la legge di stabilità"

Bersani sul palco a Bettola

Bersani sul palco a Bettola

BETTOLA (Piacenza) - "Le foglie nuove vengono solo dalle radici". E' un monito a Matteo Renzi la chiusura del comizio che Pierluigi Bersani ha tenuto stamattina a Bettola nella piazza del suo paese natale dove il segretario del Pd è nato 61 anni fa. Bersani è arrivato davanti al distributore dell'Esso, dove lavorava il padre Pino, e poi ha fatto un giro nella autofficina che ora è gestita dal cugino. Fuori, ad attenderlo, una folla di sostenitori che lo ha applaudito a lungo per questo inizio del tour elettorale per le primarie del centrosinistra. Il leader del Pd ha scelto, e non è un caso, le sue radici per lanciare il guanto di sfida soprattutto a Matteo Renzi suo principale sfidante. 
Ci ha tenuto a precisare: "Il Bersani più vero è quello che è qui. Qui ci sono le mie radici. L'insegnamento fondamentale che mi è venuto da questo distributore è che la realtà e la vita dei cittadini viene prima di ogni altra cosa e io terrò fermo questo punto. E il viaggio che farò in queste primarie avrà questo carattere. Io andrò nei luoghi della realtà, nei luoghi dei problemi e delle energie che ci sono in questo Paese".

La folla a Bettola

La folla a Bettola


Ha detto Bersani: "Ogni giorno mi misurano il tasso di "montismo" nel sangue. Ma se non lo sosteniamo noi il governo Monti, hai voglia. Sono dovuto tornare indietro una volta, in Parlamento, per votare la fiducia a Monti. Se no non ce la faceva. Noi sosteniamo questo governo anche di fronte a scelte che non condividiamo, perché non abbiamo la maggioranza in questo Parlamento".
Ma quello di Bersani e del Pd non è un sostegno acritico. Continua il segretario: "Abbiamo promesso lealtà, ma non abbiamo intenzione di stare zitti. Noi non abbiamo visto le carte di questa legge di stabilità, ma lì c'è qualcosa da aggiustare sulla scuola e sulle politiche sociali. Servono più lavoro, più equità e più diritti. Il tasso di cambiamento di cui ha bisogno il Paese non si misura solo dalla vicinanza o meno con Monti. Dobbiamo fare molto di più".
Tutti ad attendere Bersani che sta uscendo dalla casa dove è nato

Tutti ad attendere Bersani che sta uscendo dalla casa dove è nato


Secondo Bersani "bisogna ricostruire un rapporto sentimentale fra politica e cittadini". Continua il segretario: "La politica, per rendersi credibile, deve prendersi qualche rischio, se no perde di credibilità. Ha bisogno di aria nuova e di mettersi a contatto con i cittadini. E' la scelta che ha fatto il nostro partito di volere primarie aperte. Se riusciamo a suscitare fiducia e speranza, possiamo trovare le forze per rimettere in sesto questo Paese". E parte un attacco a Berlusconi: "Io favole non ne racconterò, non sono capace. Siamo nella crisi peggiore dal Dopoguerra, ma noi non saremmo in queste condizioni se chi ci ha preceduto non avesse sgovernato questo Paese. Siamo stati determinanti a mandare a casa Berlusconi. Meno male, perché siamo arrivati a un passo dal precipizio greco".
Per Bersani la gente "accetterà i sacrifici se ci sarà equità". Il viaggio del segretario inizierà dal Cern di Ginevra (il cui fondatore è un piacentino, ha voluto precisare Bersani). E qui parte una stilettata alla Gelmini: "Poi prenderò la galleria della Gelmini e andrò all'Aquila. L'Italia è un paese magico, curioso".
Poi ha ricordato i suoi inizi in politica: "A conclusione di questa chiacchierata ho bisogno di chiedere qualcosa ai bettolesi. Una testimonianza. Una cosa che mi brucia è che, a volte, mi mettono addosso delle giacche che non sono mie. Del burocrate, del politicante. I bettolesi di una certa età sanno che la politica, per me, non è stata un sentiero segnato e una comodità, ma una avventura difficile e dolorosa. Il primo comizio l'ho fatto là, davanti al bar Colombo in un giorno di mercato. Non è che le idee che portavo qui allora fossero di una popolarità smisurata. Ricordo l'ansia al primo comizio. Io ci ho messo un po' di coraggio. E mi dicevano, quando tornava a casa mia, i miei: "Ma proprio nel tuo paese...".
Uno striscione di sostenitori di Bersani

Uno striscione di sostenitori di Bersani


In conclusione il segretario ha voluto dire qualcosa sul rinnovamento: "Teniamo fermo un filo logico mentre faremo girare la ruota del rinnovamento. Perché la faremo girare. L'anno prossimo la ruota girerà. Però teniamo il filo logico e riconosciamo che le foglie nuove vengono solo dalle radici e facciamo in modo che il corso politico possa concludersi con una certa idea di politica che ci ha insegnato un leader cento volte più grande di me (Enrico Berlinguer) che ha detto: "Bisogna essere fedeli agli ideali della propria gioventù". Teniamo ferme quindi le radici, insieme alle nuove foglie, e a partire dalle nostre radici diamo una mano all'Italia".

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