Provincia Emilia: Modena apre a Reggio e Ferrara

Sabattini parla del progetto Cispadana, escludendo l'aggregazione con Parma e Piacenza

Il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini

Il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini

REGGIO EMILIA - Il progetto d'aggregazione amministrativa per unire con pari dignità Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza - in cui la provincia reggiana sta investendo energie e competenze, come dimostra la raccolta firme a sostegno - sta cominciando ad incontrare le prime resistenze.
Il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini, dopo alcuni incontri, ha bocciato infatti l'idea di creare un'ente emiliano con anche Piacenza e Parma, mentre sarebbe favorevole ad una aggregazione 'Cispadana' poichè di dimensioni più contenute.
Dopo aver sentito la voce delle forze economiche e sociali del territorio e, stamattina, dei sindaci modenesi, il presidente della Provincia precisa che la priorità è quella di trovare "una soluzione coerente rispetto alle funzioni che il nuovo ente dovrà svolgere e al progetto complessivo di riorganizzazione dello Stato".
Modena, insomma, sta valutando le proposte in base alla loro fattibilità: "Delle tre ipotesi in campo – precisa Sabattini – la prima è quella che vede Modena insieme a Reggio Emilia e Ferrara, la provincia Cispadana: una soluzione che guarda al futuro ed è coerente con gli investimenti strategici che la Regione ha programmato. La realizzazione dell’autostrada regionale Cispadana, infatti, avvicinerà ulteriormente questi territori, li farà dialogare. Inoltre ricordo che Modena e Reggio Emilia sono socie del soggetto che realizzerà quella infrastruttura".
La seconda ipotesi è quella dell’aggregazione tra Modena e Reggio Emilia: "Un’unione che in molti campi esiste già e nei fatti ha anticipato la politica. Basti pensare all’economia, all’istruzione, all’università".
Il progetto "Emilia" per Sabattini è distante come ipotesi dalle esigenze della provincia modenese, oltre che problematica "perché - ha dichiarato - non bisogna dimenticare che sul dimensionamento delle nuove province verrà poi ridisegnato anche il nuovo assetto dello Stato. Ed è difficile immaginare che avere su un territorio così ampio una rappresentanza unica di funzioni fondamentali quali ad esempio prefetture, questure o camere di commercio possa rispondere a un’esigenza di maggior efficienza. Nonostante questo, non siamo per un 'no' aprioristico e siamo disponibili a discuterne. Tuttavia – ha aggiunto il presidente – riteniamo non consone alle istituzioni le modalità attraverso le quali si punta a sostenere questa proposta. Noi siamo aperti al confronto, e vorremmo che da parte di tutti ci fosse analoga disponibilità".
Ribadendo che la priorità deve rimanere la valorizzazione dei comuni, e il rapporto con il territorio, Sabattini ha posto così al centro del confronto politico, in merito al ridimensionamento degli enti pubblici, una serie di riflessioni e interrogativi per nulla secondari.

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