Alcoa: occupato il traghetto del ritorno

"Una protesta al giorno" è quanto promettono i lavoratori per mantenere alta l'attenzione

Il traliccio dell'Alcoa

Il traliccio dell'Alcoa

OLBIA - Continuano le azioni dei lavoratori Alcoa, di ritorno da Roma dove, fra scontri e feriti, pare sia stato rallentato il processo di chiusura dell'impianto di Portovesme.
"Una protesta al giorno" è la loro dichiarazione di intenti per mantenere alta l'attenzione sul loro caso fino alla chiusura della vertenza, in un momento in cui solo gesti eclatanti e disperati da parte di lavoratori a rischio ottengono attenzione sia dai media che, soprattutto, dalle istituzioni e dai vertici imprenditoriali.
Questa mattina 350 lavoratori di ritorno dalla capitale hanno occupato pacificamente il traghetto. Al momento stanno presidiando la nave della Tirrenia che si trova ormeggiata nel porto di Olbia. Dopo che i passeggeri sono scesi dalla nave, gli operai hanno issato la bandiera sarda con i quattro mori. Il traghetto dovrebbe ripartire alle 12.
"Ieri - ha spiegato Marco Bentivogli della Fim-Cisl - al termine dell'incontro dopo l'illustrazione dell'esito dei verbali sottoscritti dal ministero dello Sviluppo economico, dalla Regione Sardegna e dalla Provincia Carbonia Iglesias tra i lavoratori si è diffusa una grandissima delusione per il risultati raggiunti". Un accordo non soddisfacente che i sindacati non hanno sottoscritto, e ancora auspicano una soluzione.
Ieri dopo lunga giornata di tensione e trattative a Roma, l'Alcoa si sarebbe detta disponibile ad aprire una trattativa con Klesch, azienda con sede a Ginevra attiva nel settore delle commodity, e il ministro Corrado Passera avrebbe definito la vertenza "Non un caso impossibile", garantendo il suo "impegno personale" per una soluzione. Ci sono i margini per uno spegnimento più graduale delle celle con l'allungamento dei tempi della fermata dell'impianto, che si spostano a novembre. All'ordine del giorno quindi direttamente il futuro dello stabilimento di Portovesme (Sulcis iglesiente), dove la multinazionale statunitense ha deciso di cessare la produzione dell'alluminio, in cui sono impiegate 800 persone, la maggior parte dipendenti diretti. I sindacati hanno subito chiesto un rallentamento del processo di spegnimento della fabbrica e l'azienda ha risposto proponendo un nuovo calendario. Quanto al possibile trasferimento dello stabilimento da Alcoa a un'altra società, l'ipotesi formalmente più concreta è rappresentata da Klesch.

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