Bersani: "Il governo lo fanno gli italiani, non i banchieri"

Il segretario Pd dal palco di Reggio Emilia: "Monti la base, ma servono più lavoro, uguaglianza e diritti"

Pierluigi Bersani oggi a Festa Democratica (Foto Studio Elite)

Pierluigi Bersani oggi a Festa Democratica (Foto Studio Elite)

REGGIO EMILIA - "Tocca agli italiani decidere chi governerà paese. Le elezioni non possono essere sostituite da consultazioni tra banchieri" Lo ha detto il segretario nazionale del Pd davanti ad almeno tremila militanti venuti ad ascoltare il suo comizio conclusivo della parte nazionale di Festa Democratica a Reggio Emilia (la festa provinciale durerà ancora una settimana). Per Bersani servono "credibilità e rigore" e Monti è "un punto di non ritorno". "Ma servono più lavoro, più uguaglianza, più diritti". E ancora un passaggio sulla necessità di una "legge rigorosa sui partiti". Per quel che riguarda i limiti a retribuzioni e a compensi scandalosi Bersani riprende, pari pari, una proposta fatta dal suo avversario alle primarie, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e annuncia: "Parlamentari non guadagnino più di un sindaco". Secondo Bersani, poi, è necessaria una "legge su unioni civili e contro l'omofobia". Infine ha detto che i suoi primi impegni da presidente del Consiglio saranno i seguenti: "Sono italiani i figli di immigrati che nascono e studiano qui; ineleggibili corrotti e corruttori; falso in bilancio; ogni euro da evasione destinato a lavoro, impresa, welfare". Non a caso il segretario ha chiamato sul palco una bimba di quattro anni figlia di immigrati.
Oggi a Festa Democratica sono arrivati più di 50 pullman da tutta Italia per assistere al comizio conclusivo del segretario nell'area dibattiti Pio La Torre al Campovolo di Reggio Emilia. La vigilia del comizio è stata segnata dalle dichiarazioni del responsabile dell'organizzazione del Pd, Nico Stumpo, che ieri in un dibattito sul tema ha detto delle primarie: "Serviranno al centrosinistra per recuperare distanza un po' di quella distanza che c'è fra politica e cittadini". E ha aggiunto che saranno "aperte e contendibili per scelta del segretario Bersani".

Il video della festa

Giunto con mezz'ora di ritardo, Bersani è arrivato sul palco preceduto da "inno alla gioia" e inno nazionale d'Italia. Il segretario ha quindi preso la parola dopo gli interventi del responsabile Feste Pd Lino Paganelli, del segretario regionale Stefano Bonaccini, di quello provinciale Roberto Ferrari e del sindaco di Reggiolo - il comune più colpito dal terremoto di maggio e giugno nel reggiano - Barbara Beranrdelli.
"Siamo davvero tanti e siamo stati tantissimi nelle oltre 2mila feste organizzate ovunque. Siamo un partito popolare e senza padroni e non siamo contenti per ora di questo Paese, come nemmeno di questo mondo" le prime parole del segretario. "Dobbiamo tornare a essere il partito riformista nel nuovo secolo. A Reggio Emilia, città simbolo della politica italiana, città dell'autonomia e umiltà della nazione, dei costituenti, del lavoro, della Resistenza, della dignità del mondo operaio, città di oggi che ancora ci stupisce per come economia e società riescono a darsi una mano, diciamo grazie. Al suo sindaco, allo straordinario partito di Reggio Emilia, agli amministratori e a tutti i volontari diciamo grazie".

Feste anche nei paesi terremotati
"E' incredibile e commovente l'impegno dei nostri militanti, organizzazioni, amministratori, davanti a un compito enorme per questo enorme lavoro, che è ancora molto lungo perché le popolazioni soffrono ancora. Da ottobre nei comuni del terremoto si tornerà a scuola, si è partiti dalla scuola, non è questo il più grande segno di fiducia? L'Emilia colpita risorgerà e risorgerà come prima, nessuna new town. Lo faremo con rigore, serietà, un lavoro fatto in casa come usa qui, senza poteri esterni o lontani, con i soli poteri democratici locali al comando. Faremo vedere che l'efficienza è figlia di una buona democrazia".

Il comizio del segretario Pd (Foto Studio Elite)

Il comizio del segretario Pd (Foto Studio Elite)


Italia ed Europa
"E' tempo di uno sguardo lungo e profondo per le cose. C'è un grande cambiamento in corso, per la prima volta il nostro Paese sta conoscendo un processo di indebolimento. Siamo pronti noi, Pd e democratici italiani, con i nostri valori, a prenderci la responsabilità di governare l'Italia nel suo momento più difficle o vogliamo scherzare, ci spaventa scalare la montagna? Ci sono mille modi per sfuggire a queste responsabilità, ambiguità, distinguo oppure massimalismo che allontana il calice amaro di resposabilità e doveri? Dico che se i riformisti italiani si sottraessero oggi a un appuntamento più dfficile, non avrebbero diritto ad averne altri. Noi diremo al Paese che vogliamo prenderci le nostre responsabilità e che conosciamo il nostro compito: via il destino di arretramento e largo all'uguaglianza. Non ci tremerà il polso, rimetteremo in cammino fiducia e idea di un futuro senza sbandierare favole o miracoli, ma mettendoci a muso duro contro i venditori di fumo che porterebbero il Paese alla catastrofe. L'atmosfera potrà farsi pesante, le acque torbide, ne abbiamo chiari segni, addirittura attorno a un uomo integro quale Giorgio Napolitano. Non passeranno, state certi che non passeranno. Ma ci vorranno tenuta, convinzione, un po' di grinta e idea forte di cambiamento.
Noi ci metteremo dal lato del cambiamento con tutti e due i piedi nei valori della nostra Costituzione, perché non c'è destino fuori dall'Europa. Ma l'Europa così non va. Se si spegne la luce del destino comune si diventa tutti ciechi, si perderà la strada. Bisogna accendere luce di una prospettiva nuova e questo è il compito culturale e politico dei progressisti europei. Ora, nel momento più difficile, diciamo che lavoriamo per gli Stati Uniti d'Europa. Il debito non è la causa della crisi, ma ne è la conseguenza. Il rigore è conseguenza necessaria, ma non obiettivo che diventa il lavoro. Poi, si dovrà ridefinire la democrazia europea diventando di più cittadni europei. Noi proporremo che a compimento di interventi contro la crisi, al prossimo appuntamento del parlamento europeo si lanci una convenzione su un nuovo trattato che rafforzi l'assetto del Continente. I progessisti europei saranno protagonisti dell'iniziativa per non lasciare più davanti all'opinione pubblica chi lavora al rovescio. Ma oggi ci sono appuntamenti più importanti, anticipati finalmente dalla Banca Centrale Europea. Le incertezze, però, ci sono ancora".

Le foto del comizio di Bersani

La destra e il governo Monti
"La destra italiana ha picconato la prospettiva europea portandola sull'orlo della crisi. La responsabilità storica è del berlusconismo e del leghismo e di tutti coloro che per anni si sono voltati dall'altra parte, fingendo di prendere per buone castronerie di imbonitori, rozzi, per opportunismo e non pagar dazio. Nei lunghi anni della destra tutto è peggiorato: lavoro, impresa, spirito civico, immagine del mondo, riconoscimento delle regole, dignità della donna. L'idea stessa di unità è stata messa a rischio facendo di una persona sola, del suo potere e delle sue abitudini il centro di discussione pubblica e il centro del Paese. Noi rivendichiamo il merito di aver fermato la deriva a un passo dal precipizio. Li abbiamo cacciati a casa, abbiamo consentito e sostenuto la transizione verso un'altra prospettiva senza fare quello che volevamo ma che invece dovevamo in nome dell'Italia.
Il governo Monti ha riportato la dignità italiana nel mondo, ci ha tirato fuori dal baratro. Con le mani legate stanno facendo un lavoro molto duro. La nostra parola verso questo governo è lealtà. Siamo a chiedere con ogni forza che Monti non ceda ai quotidiani ricatti altrui, diciamo la nostra e diamo il nostro contributo fin dove i numeri ci consentono di arrivare; garantiremo stabilità del governo parlando senza ambiguità delle elezioni, sempre che Moody's non ce le abolisca. Tocca agli italiani, solo agli italiani e a tutti gli italiani decidere chi governerà. Noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità davanti all'Italia e al mondo con parole chiare: credibilità e rigore di Monti come punto di non ritorno, ma ci metteremo dentro più lavoro, più uguaglianza e più diritti".

Bersani sul palco con una bimba di quattro anni figlia di immigrati

Bersani sul palco con una bimba di quattro anni figlia di immigrati


Il futuro
"Chi dice che siamo fuori dalla crisi è un irresponsabile, non sa quel che dice. La sofferenza degli italiani è grande, lo vediamo. Vediamo pensioni, salari, stipendi di milioni di persone che si assottigliano davanti a prezzi che aumentano. Non bastasse, a tutto questo si aggiungono anche scelte sbagliate come quelle che rientrano nella categoria degli 'esodati'. Tuttavia, restano ovunque privilegi, la grande criminalità può crescere in silenzio di fronte a questa crisi. C'è troppa solitudine, chi sta pagando maggiormente questa crisi è lasciato troppo solo. Come stupirsi, allora, dell'estendersi di disamore e sfiducia verso tutto e tutti. Noi vediamo tutto questo, ma dico che non c'è solo questo. Nella crisi c'è la forza buona della creatività, l'Italia ce la farà ed è questa la nostra convinzione, darà un futuro alle nuove generazioni. E' con questa certezza che alziamo la bandiera della riscossa italiana. A Reggio Emilia prendiamo il nostro impegno e lanciamo la nostra sfida: fin qui è chiara la nostra responsabilità. Con il nuovo rapporto di forze si vedrà il cambiamento a cominciare da politica, istituzioni, diritti, democrazia. Ma pensiamo forse di darci un futuro senza lavoro, senza educazione, con sanità per ricchi e poveri, con la giustizia che non funziona per cittadino comune e imprese? Il nostro modo di fare riforme non è il loro. In questi anni si sono chiamate 'riforme' vere e proprie mazzate al welfare...".

Criminalità organizzata e democrazia

"Da Lamezia Terme, a fine mese, parleremo di un Paese che vuole difendere chi combatte e non tollera la criminalità organizzata. Spesso lo abbiamo sentito, ma non sempre abbiamo ascoltato quello che ci diceva Lucio Dalla: 'Gli angeli sono gli uomini più poveri e più soli, quelli presi tra le reti'. Non acccettiamo quindi più stragi di chi cerca libertà o di chi cerca un futuro come in Siria. Quanto a noi, in questi mesi ci saranno momenti duri nei quali quelli che non ci vogliono ce la metteranno tutta per ostacolarci. Dobbiamo comunque prenderci le nostre responsabilità affinché trasparenza e regole democratiche siano rispettate ovunque. La democrazia è una: basta con i modelli personalistici e plebiscitari, l'Italia ha già pagato. Modelli per cui qualcuno suona il piffero e il popolo deve andare al seguito, nei quali c'è la pretesa di avere il monopolio della morale. Tanto ancora dovremo migliorare e crescere, ma siamo il primo partito in Italia, siamo la speranza di questo Paese e non lo tradiremo. A cercare di demolirci ci pensano gli altri, è il loro mestiere non il nostro".
La platea di militanti (Foto Studio Elite)

La platea di militanti (Foto Studio Elite)


Il rinnovamento del Pd

"E' una straordinaria opportunità, non è in discussione. In discussione ci sono i modi e i criteri con cui questo avviene. In campo, ora, c'è una generazione nuova di uomini e donne ma sarebbe simpatico che ci fa morali sul nuovo, non parli dall'alto della sua inamovibilità. Rinnovare è un fatto generazionale che va tuttavia collegato a criteri di qualità e merito. Qualità e merito non li stabilisce il segretario, ma nemmeno li certifica il primo che passa per strada. Ci vuole esperienza, capacità, competenze e generosità verso l'interesse collettivo. E' questa la politica ed è questo che stiamo proponendo ai 2mila giovani che abbiamo in formazione nel Mezzogiorno italiano. Prima Italia, poi Pd, poi ambizioni e percorsi personali. Questo vale per tutti, a cominciare dal segretario che anche per questo non ha voluto mettere se stesso al riparo di una regola, per dare questo messaggio a tutti, militanti e amministratori. Da domani si riparte, dopo tanti decenni in noi suonano ancora le parole semplici e contadine di Alcide Cervi che ebbe la forza di dire davanti ai figli morti: 'Dopo un raccolto ne viene un altro'. Andiamo avanti allora, per la ricostruzione, il cambiamento e la riscossa dell'Italia".

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