La scomparsa di Martini e i suoi legami con Reggio

Fu il cardinale a consacrare vescovo monsignor Adriano Caprioli nel 1998 a Milano. Il cordoglio del sindaco Delrio

Martini il 20 marzo 1983 al Palasport con il vescovo Baroni e Camillo Rossi

Martini il 20 marzo 1983 al Palasport con il vescovo Baroni e Camillo Rossi

REGGIO EMILIA - Riceviamo e volentieri pubblichiamo un ricordo di Giuseppe Adriano Rossi sul cardinale Carlo Maria Martini scomparso oggi a Milano all'età di 85 anni

Profondi sono stati i legami del cardinale Carlo Maria Martini, gesuita, spentosi ieri pomeriggio all’età di 85 anni, con la nostra diocesi. Fu lo stesso porporato ad elencarli il 20 marzo 1983 quando su invito del vescovo Gilberto Baroni svolse un magistrale intervento sul tema “La Chiesa italiana attorno all’Eucarestia e l’impegno dei cristiani per la società civile” in occasione del convegno ecclesiale sulla presenza dei cristiani nella società civile. Con queste parole l’allora arcivescovo di Milano si rivolse ai tantissimi di partecipanti confluiti al Palasport: “Ho accettato volentieri l’invito non soltanto per l’affetto e la stima grande che ho per il vostro vescovo Gilberto e per la Chiesa di Reggio, ma perché ho pensato che avrei potuto imparare molto dagli stimoli che mi sarebbero venuti da voi. E desidero subito esprimere la mia gratitudine per la visione che oggi mi date, meravigliosa e indimenticabile, di una Chiesa in cammino verso un Sinodo, di una Chiesa che diviene sempre più comunità”. Poi passò ad elencare i tanti ricordi che lo legavano alla nostra città: “Ci sono venuto più volte da ragazzo; più tardi per delle lezioni bibliche ai preti sul Pentatueco (tanto osavamo fare allora, all’inizio del movimento biblico!), che si tenevano nella casa di Esercizi dei Gesuiti a Baragalla. Poi ricordo gli incontri e le tante permanenze in Seminario, la cui costruzione in cemento armato mi dava l’impressione di una Chiesa autentica, forte, ritmata sull’essenziale”. In quella occasione il cardinale ricordò anche figure eminenti del clero reggiano: Il cescovo Socche, “di cui ammiravamo la capacità di cogliere gli aspetti sapienziali della Scrittura e di vedere il disegno unificante di Dio attraverso le pagine bibliche. Leone Tondelli, e la commemorazione che ne abbiamo fatto; il cardinale Pignedoli, che, come sapete, costituisce uno dei grandi legami della Chiesa di Reggio con la Chiesa di Milano; oltre il ricordo più antico del cardinal Andrea Ferrari, vescovo di Guastalla, poi arcivescovo di Milano. In occasione dei pellegrinaggi, il Gruppo Amici di Terra Santa guidato da monsignor Gianfranco Gazzotti, ebbe occasione di incontrare il cardinale Martini a Gerusalemme.Fu il cardinale arcivescovo Martini a consacrare vescovo mons. Adriano Caprioli il 12 settembre 1998 nel Duomo di Milano.

Il cordoglio del sindaco Delrio

L’amore per la Città, casa degli uomini e luogo in cui leggere i segni dei tempi, e la profonda capacità di dialogo come incontro fra persone diverse sono due dei contenuti più rilevanti dell’insegnamento, che il cardinale Carlo Maria Martini ci lascia: in particolare a coloro che si occupano della Cosa pubblica, delle comunità, dei cittadini e dei loro luoghi di vita, cioè le città. 

Ha amato in particolare Milano e il suo popolo di cui è stato indimenticabile arcivescovo e Gerusalemme in cui si era ritirato per immergersi negli studi biblici e nella preghiera. 

Attraverso questi luoghi, nella duplice dimensione pastorale e contemplativa, facendosi anche in ciò interprete acuto, intelligente e instancabile del Concilio Vaticano II, il cardinale Martini ci ha insegnato a conoscere, interpretare e aver cura della persona, senza rinunciare ad alcuna possibilità di dialogo, di crescita comune, di condivisione, di giustizia. 

Contenuti cristiani e nel contempo valori fondativi di civiltà, democrazia e speranza. 

La sua testimonianza, la sua sapienza già ha dato frutti innumerevoli nel presente; custodita con gratitudine e coltivata perché dia frutto, è tra quelle che ci accompagneranno nel futuro, nelle scommesse che ci aspettano e che ci richiedono una grande capacità di accogliere e ascoltare.


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