Il referendum sull'acqua "non sarà rispettato"

La video-inchiesta di Cortocircuito nella città leader nella consultazione dello scorso giugno

Il referendum sull'acqua si tenne nel giugno 2011

Il referendum sull'acqua si tenne nel giugno 2011

REGGIO EMILIA - Reggio Emilia fu la città leader del 2° quesito referendario: il 96,17% dei votanti scelse di eliminare le logiche del guadagno all’acqua pubblica. Tuttavia, nonostante la grande partecipazione popolare, a distanza di più di un anno, il referendum sulla gestione dell’acqua non è ancora stato applicato.
E’ questa la premessa della video-inchiesta realizzata da Cortocircuito, giornalino e web-tv degli studenti reggiani, che cerca di fare luce sulle cause del perché a Reggio il voto popolare del giugno 2011 rimanga tuttora disatteso. L’esito del secondo quesito referendario imporrebbe l’eliminazione dalla bolletta di ciascun utente della Percentuale corrispondente alla remunerazione del capitale investito, ovvero il profitto del gestore e gli oneri finanziari sui debiti contratti. Invece le tariffe dell’acqua nel dicembre scorso sono addirittura aumentate, con un incremento reale in bolletta del 4.5%, come conferma il sindaco di Correggio Marzio Iotti.
Finora i cittadini reggiani hanno assistito a molteplici rimpalli di responsabilità sull'applicazione del referendum. Iren, attuale gestore dell’acqua pubblica, sostiene che tocchi ai sindaci e all’agenzia regionale per i servizi idrici. I sindaci, dal canto loro, dicono di volere aspettare le scelte del governo e dell’Authority nazionale, che però non si sa quando si pronuncerà. La Provincia è l’unica ad aver aperto un tavolo di confronto, ma i tempi non si prospettano brevi. I diversi enti fino ad oggi hanno dato versioni diverse sulla percentuale della remunerazione del capitale investito da eliminare dalla bolletta e a su chi tocchi fare il primo passo concreto. Ma si vuole davvero eliminare la remunerazione?

La prima parte dell'inchiesta: guarda il video

Nessuno era mai stato chiaro come Iotti, sindaco di Correggio, ma soprattutto rappresentante per la provincia di Reggio nell’agenzia regionale per i servizi idrici, che ha espresso in modo chiaro la sua opinione: “Io stesso votai Si al referendum, anche se con diffidenza. E poi mi sono reso conto che la remunerazione non potrà essere eliminata, perché è un costo che deve esserci”. Incalzato dalle domande di Cortocircuito, Iotti ha ammesso: “Formulato in questo modo, il secondo quesito referendario non credo sarà mai applicato”.

La seconda parte dell'inchiesta: guarda il video

L’inchiesta della web-tv reggiana va ben oltre l’esito referendario. E ripercorre in modo minuzioso, con documenti alla mano, ogni aspetto controverso della gestione del servizio idrico a Reggio Emilia. Dall’azionariato del gestore Iren, società quotata in borsa con un fondo alle isole Cayman, ai subappalti “a forte rischio criminalità organizzata”, così li definisce il presidente della Camera di Commercio di Reggio Enrico Bini. Passando per lo stipendio del direttore generale di Iren Andrea Viero, che l’ultimo anno ha incassato 442mila euro, per fare un paragone: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama guadagna 299mila euro all’anno. Oltre ai richiami dell’Europa perché “nessuna procedura di messa concorrenza è stata eseguita per la scelta dei soci privati di Iren Spa”.

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