Terremoto, Cgil: "Evitare infiltrazioni e abusi"

La Camera del Lavoro reggiana si rivolge agli enti e alle associazioni per la ricostruzione post sisma

REGGIO EMILIA - Il dibattito sulla ricostruzione post terremoto e sui rischi che questa comporta in termini di infiltrazioni criminali continua a occupare le agende delle varie amministrazioni pubbliche dell'Emilia Romagna. La stessa Cgil monitora lo stato dei lavori e di evenutali abusi.
"Da qualche tempo - fanno sapere da via Roma - si è aperto in Emilia Romagna un dibattito sul come impedire che nel colossale business della ricostruzione si possano infiltrare operatori legati alla criminalità organizzata, o che vengano affidati lavori e servizi ad imprese che si aggiudicano gli incarichi con offerte stracciate per poi eseguirli 'al massimo risparmio' della legalità e della qualità del lavoro, attraverso il mancato rispetto dei contratti collettivi e delle procedure di sicurezza". Rischi che, nell'urgenza del ritorno alla normalità aumentano di numero.
Alberini sottolinea quanto sia necessario che le singole misure adottate a livello nazionale e regionale - quali il “protocollo di intesa di legalità per la ricostruzione” e la costituzione del Gruppo Interforze Ricostruzione ER - vengano resi operativi nel quotidiano per tutti i soggetti coinvolti, dallo sgombero delle macerie ad ogni fase dell'attività.
"Ci sembra che a Reggio Emilia non si sia ancora prestata la sufficiente attenzione a questo tema, anche se abbiamo ben 13 Comuni compresi nel perimetro del cosiddetto 'cratere', con migliaia di immobili pubblici e privati che necessitano di interventi più o meno rilevanti, così come abbiamo un diffuso tessuto di imprese della filiera delle costruzioni che con questa occasione potrebbero trovare sollievo alla pesante crisi che sta colpendo il settore".
La ricostruzione rappresenta, secondo la Camera del Lavoro, un'occasione per favorire una politica di legalità dando esempi concreti, cominciando da una scrupolosa verifica degli operatori a cui si assegnano i lavori, compresi i sub-appalti; controllare la congruità tra il valore dei lavori affidati, l’importo dell’offerta che si aggiudica l’incarico ed i costi minimi previsti dai contratti collettivi di lavoro e dai prezziari.
"Quando le carte non sono a posto o i conti non tornano - scrive Alberini - bisogna avere la responsabilità ed il coraggio di fermarsi e cambiare fornitore, e questo vale sia per i committenti pubblici che per i privati".
Gli strumenti per questi controlli ci sono: da Rivisual che è stato 'inventato' proprio dalla Camera di Commercio di Reggio Emilia, alle banche dati degli enti che emettono il Documento Unico di Regolarità Contributiva (Durc), al Sistema Informativo Lavoro della Regione (Siler), alle certificazioni antimafia gestite dalla Prefettura, "ma per metterli in relazione ed usarli efficacemente servono professionalità e competenze specifiche a questo dedicate. Sarebbe molto utile avere già una stazione appaltante unica per tutti gli enti pubblici interessati; nei nostri 13 Comuni coinvolti, l’Unione Comuni Bassa Reggiana (zona Guastalla) ha già da anni la gestione associata degli appalti, a cui ancora non aderisce il Comune di Novellara, mentre l’Unione Comuni Pianura Reggiana (zona Correggio) ancora non ce l’ha".
"Questo è solo un esempio di quanto si può fare, ma occorre farlo adesso, quando ancora non è troppo tardi. Chiediamo quindi a tutti i rappresentanti reggiani degli enti e delle associazioni che hanno sottoscritto il Patto regionale, di attivarsi rapidamente per creare il luogo dove prendere le decisioni necessarie sul piano locale, in modo che, se e quando arriveranno contributi pubblici per riparare i danni del terremoto, vadano a chi ha operato nel rispetto della legalità, dell’ambiente, della sicurezza e dignità del lavoro".

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