Prosegue la mattanza di delfini in Giappone

Non si arrestano le stragi di cetacei che ogni anno registrano 23.000 animali uccisi barbaramente

TOKYO - Non sembra aver fine in Giappone la strage di cetacei che ogni anno registra circa 23.000 uccisioni tra focene, piccole balene e soprattutto delfini.
Gli animali vengono massacrati nelle piccole baie della zona meridionale dell'arcipelago nipponico, baie di piccoli villaggi come Taiji, Iki, Ito, Futo, Izu in cui vengono convogliati, intrappolati e uccisi. La caccia a questi cetacei avviene da ottobre a marzo, quando le barche escono in mare e, una volta avvistati i branchi di delfini, creano una fila immergendo in acqua dei tubi metallici che, percossi, creano una sorta di muro del suono che impedisce agli animali di raggiungere il mare aperto. La reazione è la fuga nella direzione opposta, la baia, dove sfruttando le reti da pesca vengono ingabbiati e poi uccisi a mazzate e colpi di armi da taglio.
I delfini catturati e uccisi in questo modo vengono destinati alla macellazione per il consumo in cucina, un consumo poco diffuso non solo nel mondo ma perfino in Giappone, mentre altri vengono venduti anche a 150.000 dollari ai parchi acquatici e realtà similari. Secondo il Save japan Dolphins la causa alla base della caccia ai delfini però non è solo di mercato, o meglio, non nasce dal volersi procacciare animali pregiati per la tavola o l'intrattenimento ma dal voler eliminare un animale che si ciba di 'troppo' pesce, compromettendo la pesca.
Nel 2003, per denunciare la mattanza continua dei delfini, l'associazione no profit Sea Shepherd ha diffuso un video realizzato nella baia di Taiji, drammatica e violenta testimonianza di quanto descritto.
Alla denuncia per la barbarie inflitta annualmente a migliaia di cetacei si è aggiunta ultimamente la notizia, pubblicata sul
The Japan Times online, che le carni di questi pesci uccisi nei pressi soprattutto di Taiji contengono valori tali di mercurio e metilmercurio da dover essere considerati rifiuti tossici, con valori anche 10 volte superiori ai minimi di legge consentiti (ulteriori dati si trovano sempre nel The Japan Times online nell'articolo del 30 marzo 2008). A peggiorare questi dati il fatto che, nonostante il consumo limitato delle carni dei delfini per uso alimentare, un impiego preponderante avviene nelle mense scolastiche, principalmente materne.

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