Gli amministratori Pd incalzano sulla fondazione Manodori

Venti fra sindaci, assessori e consiglieri chiedono una svolta a partire dalle dimissioni di Borghi

La sede della Fondazione Manodori

La sede della Fondazione Manodori

REGGIO EMILIA - Sindaci, assessori e consiglieri comunali e provinciali del Pd hanno sottoscritto un documento per chiedere una svolta netta alla Fondazione Manodori. Cinque le richieste: le dimissioni immediate dell’attuale presidente Gianni Borghi, dei membri del consiglio di amministrazione e di quelli del consiglio generale; la riforma del sistema di nomina di tali organismi; l'avvio di una politica di risanamento dei conti dell'ente; una drastica revisione delle politiche di gestione del patrimonio orientata alla diversificazione degli asset e degli investimenti; una maggior trasparenza nella ripartizione delle risorse a disposizione della Fondazione.
Tra i firmatari il vicepresidente della Provincia di Reggio Pierluigi Saccardi, i sindaci di Luzzara Andrea Costa, di Quattro Castella Andrea Tagliavini, di Fabbrico Luca Parmiggiani, di Busana Sandro Govi e di Campegine Paolo Cervi, l'assessore provinciale all'ambiente Mirko Tutino, l'assessore alla mobilità del Comune di Reggio Emilia Paolo Gandolfi, l'assessore del Comune di Cadelbosco Sopra Tania Tellini, l'assessore del Comune di Quattro Castella Giacomo Bertani Pecorari, i consiglieri comunali di Reggio Emilia Andrea Capelli e Federico Montanari (segretario dei Giovani Democratici del capoluogo di provincia), di Castelnovo ne' Monti Alice Manfredi, di Rubiera Francesca Tassoni, di Bibbiano Mattia Veneselli, di Guastalla Nicola Guerreschi, di Quattro Castella Ramzi Ben Romdhane e il capogruppo del Pd nell'Unione dei Comuni della Bassa Reggiana Alessandro Baracchi.


Il testo del documento "Una svolta per la fondazione della città"
Noi crediamo che la Fondazione Manodori rappresenti uno dei più importanti beni comuni della comunità reggiana. Le risorse derivanti dalla gestione del patrimonio collettivo sono un fondamentale sostegno alle politiche sociali, culturali, sanitarie e formative del territorio. Negli ultimi anni la Fondazione Manodori è stata oggetto di logiche spartitorie e distributive fra centri di potere che riteniamo non compatibili con l’importante missione cui la Fondazione stessa è chiamata per lo sviluppo del territorio. Il sistema di nomine non dà garanzia di rappresentatività delle effettive istanze territoriali. La sua opacità e le vistose anomalie (fra le quali spicca la “cooptazione”) indeboliscono il rapporto che dovrebbe legare la Fondazione alla città e danno spazio a dinamiche spartitorie di altra natura. Hanno trovato spazio negli organismi dirigenti figure scarsamente rappresentative delle realtà sociali, politiche e associative del territorio. La condotta di tali classi dirigenti è stata autoreferenziale e giocata su un piano personalistico, con scarsa cura dell’interesse collettivo. Il risultato sotto gli occhi di tutti è una pesante svalutazione del patrimonio della Fondazione, causato da colpevoli miopie gestionali della classe dirigente. Abbiamo vanificato un patrimonio che è ed era di tutti, e questa è una responsabilità politica e morale di gravità assoluta. La società civile reggiana, gli enti locali e la comunità politica da tempo chiedono agli attuali organismi dirigenti un percorso rapido di autoriforma dello Statuto, e a tal proposito sono state formulate proposte percorribili ed equilibrate. Ad oggi nessun passo sostanziale in questa direzione è stato compiuto, e questo costituisce un’ulteriore conferma del fallimento dell’attuale gestione. Esprimiamo comunque il plauso per le posizioni pubblicamente assunte in questi anni da alcuni consiglieri che hanno sollecitato un processo di autoriforma trasparente ed efficace, anche se queste si sono rivelate purtroppo minoritarie.

La Fondazione si trova oggi in crisi di liquidità e di redditività caratteristica, senza una svolta dal 2015 si assottiglierà fino ad azzerarsi la capacità di erogare contributi. Nonostante questo, nell’attuale gestione non rintracciamo il minimo spunto orientato al cambiamento di un modello che ha rivelato essere fallimentare. Noi non ci rassegniamo a vedere la Fondazione Pietro Manodori svuotata del valore e del ruolo che ha sempre ricoperto dalla sua nascita, come motore di sviluppo dell’intero territorio reggiano.

Per questa ragione chiediamo con urgenza:
1) le dimissioni immediate dell’attuale presidente, del consiglio di amministrazione e del consiglio generale, per procedere a un rinnovamento di tali organismi che possa sbloccare il processo riformatore
2) la riforma del sistema di nomina di tali organismi che accantoni anacronistici dispositivi e sia più trasparente
3) una politica di risanamento dei conti, improntata alla sobrietà e alla razionalizzazione dei contributi
4) la drastica revisione delle politiche di gestione del patrimonio che prenda atto della situazione già gravemente compromessa, orientata a una diversificazione degli asset e un’attenzione agli investimenti che hanno una ricaduta territoriale
5) una maggior trasparenza nella ripartizione delle risorse a disposizione della Fondazione, al fine di evitare discrezionalità e personalismi

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