Pellegrini, un flop: ma snobbò Tricolore anche a Reggio

La diva del nuoto non ha voluto fare la portabandiera. Già nel 2010 mancò di rispetto al vessillo nazionale

Federica Pellegrini e Filippo Magnini

Federica Pellegrini e Filippo Magnini

REGGIO EMILIA - "Il giorno dopo sono in acqua presto, devo riposarmi". Non poteva la diva della nazionale di nuoto portare la bandiera tricolore alla cerimonia inaugurale, poverina. Altezzosa, spiegò ai cronisti increduli: "Mi affatico troppo le gambe". Chissà cosa sarebbe accaduto altrimenti, perché il giorno dopo la cerimonia inaugurale, alla staffetta 4x100 dell'esordio, è stato un disastro.
E non è andata meglio nei 400 stile libero e nei 200, sua specialità peraltro, dove è arrivata quinta. Settimo posto, infine, nella staffetta 4x200 stravinta dagli Stati Uniti. Ora la Pellegrini dovrebbe spiegare perché una 24enne si sarebbe affaticata troppo e doveva quindi risparmiarsi (per ottenere questi risultati poi...), mentre una splendida quasi 40enne, Valentina Vezzali, ha portato la bandiera ed è riuscita il giorno dopo ad agguantare un bronzo nel fioretto individuale e poi, infine, l'oro nel fioretto a squadre.
Meno gossip, spot televisivi e copertine dei giornali e più allenamento verrebbe da dire. E anche un filo meno di arroganza. A Reggio Emilia, per esempio, se la ricordano ancora nella primavera 2010 quando, invitata in sala Tricolore a ricevere la bandiera dal sindaco Delrio (c'era tutta la nazionale di nuoto che si allenava nella città del suo ex allenatore, Castagnetti, in vista dei campionati europei), fece sapere che non poteva venire perché aveva un malore ed era rimasta in albergo. Nessun malore, purtroppo. L'intera nazionale di nuoto ricevette la bandiera dalle mani del sindaco. La diva del nuoto era già in Veneto dai suoi genitori. Del Tricolore gliene importava poco già allora.


p. p.

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