Riordino Province, da Consiglio sì a ipotesi Emilia

Un unico maxi-ente da Piacenza a Modena per dare "nuovo impulso alla regione e all'intero Paese". Seduta stipata

La seduta straordinaria è stata molto partecipata

La seduta straordinaria è stata molto partecipata

REGGIO EMILIA - Il Consiglio provinciale di Reggio Emilia, riunitosi anche oggi causa inagibilità post-sisma nella Sala conferenze del Comune, ha approvato (15 sì, 8 astenuti e 2 contrari) un ordine del giorno della giunta sul riordino delle Province che, tra l’altro, definisce "l’ambito 'Emilia' riferito alle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza in grado di dare nuovo impulso alla regione Emilia-Romagna, a tutti i suoi territori e all’intero Paese, aggregando economie, servizi, infrastrutture, popolazioni con numeri e valore tali da costituire un’area importante e competitiva, tra le prime in Europa come indicano le stesse valutazioni della Ue".
Di conseguenza, il Consiglio "chiede alla Regione di assumere l’orientamento favorevole alla costituzione della nuova Provincia 'Emilia', complementare alle altre che si determineranno nell’ambito regionale e di favorire il progetto con gli opportuni incentivi e il sostegno programmatico e politico" e  impegna presidente e giunta a promuovere nelle diverse forme e sedi il progetto 'Emilia' come nuovo approdo del territorio di Reggio Emilia, il quale comunque dovrà mantenere il proprio nome ed organismi di rappresentanza da far confluire in modo paritario nei nuovi organi di governo dell’area vasta".
Respinti invece altri due ordini del giorno, uno della Lega Nord (4 sì, 9 contrari, 12 astenuti) e uno dell’Udc (4 sì, 15 no e 6 astenuti): il primo chiedeva l’impegno della Provincia di Reggio Emilia a impugnare davanti al Tar del Lazio la deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 luglio sui criteri per il riordino delle Province, il secondo di proporre quale unico criterio per la identificazione delle nuove Province il solo numero di abitanti (almeno 300.000).

Sonia Masini: "Vittime di leggi che ci costringono a perdere tempo"

"Mai visto un consiglio così partecipato - ha attaccato la presidente Sonia Masini - Evidentemente, si inizia a capire la portata del cambiamento in corso. Avete di fronte una presidente e una giunta che ritengono da molto tempo che questo Paese debba essere riformato a partire dalla spesa pubblica e dell'organizzazione dello Stato. Noi ne siamo convinti perché ci sentiamo vittime di tante norme e leggi che ci costringono a perdere tempo, a sovrapporci ad altri e a non essere sufficientemente efficaci.
Sonia Masini e, a fianco, il presidente del Consiglio Chierici

Sonia Masini e, a fianco, il presidente del Consiglio Chierici


La Masini ha quindi proseguito affermando che "tutto ciò non ha impedito alla Provincia di Reggio Emilia di raggiungere risultati eccellenti: negli ultimi anni abbiamo realizzato 143 km di strade e altri 15 km sono in programma per un importo totale di 400 milioni di euro, opere per 65 milioni nelle nostre scuole, messo a disposizione 27 milioni per l'università di Modena e Reggio e, dall'inizio della crisi, abbiamo seguito 260 vertenze aziendale per un totale di 13 mila lavoratori assistiti". Approvati anche "dodici piani di settore, uno generale - il Ptcp - e tre sono in corso; abbiamo strutturato un'attività di Protezione civile che ha consentito fin dai primi minuti dopo il primo terremoto del 20 maggio di essere in campo con la nostra struttura altamente competente che ha poi ricevuto dal prefetto Gabrielli la responsabilità di coordinare il lavoro; stiamo lavorando a progetti di promozione del territorio che hanno coinvolto centinaia di operatori economici. A fronte di tutto questo, e non solo, mi chiedo come si faccia a parlare di inutilità del lavoro. Qui ci sono centinaia di persone che ogni giorno lavorano al servizio della collettività".

Gli interventi dei consiglieri

Il primo consigliere provinciale a intervenire è stato Alberto Ferrigno di Rifondazione comunista, che ha posto innanzitutto il problema "della tutela dei dipendenti della Provincia, perché è evidente che provvedimenti del governo sono finalizzati a fare cassa, quindi bisogna tagliare posti di lavoro", definendo "inutile questo Consiglio che non inciderà su alcunché".
Mario Poli dell’Udc ha definito sbagliati i criteri individuato dal governo, giudicando "più equo il solo limite di 300.000 abitanti già individuato da Tremonti nel 2008" e definendo infine "condivisibile solo la premessa, ma non la proposta della presidente Masini, perché l’Emilia rischia di trasformarsi in una micro regione".
"Il taglio delle Province serve solo a dare un contentino", ha detto Rudy Baccarani dell’Idv per il quale sarebbe più opportuno "intervenire sui costi e le inefficienze delle Regioni, a partire da quelle a statuto speciale come la Sicilia, e delle loro partecipate".
"I parametri territoriali e di popolazione sono troppo schematici, occorre tenere presente anche Pil, peculiarità socio-economiche e storia dei territori", ha dichiarato Stefano Tombari della Lega Nord, che ha pure "condiviso in pieno la parte iniziale del discorso di orgoglio territoriale pronunciato dalla presidente Masini, mentre la proposta di una Emilia andrebbe dettagliata meglio perché non chiara, ma non ci diciamo pregiudizialmente contrari".
Di proposta "non del tutto sbagliata, anche se presentata in una situazione d’emergenza" ha parlato Giuseppe Pagliani del Pdl,  favorevole "al riordino di tanti enti intermedi, partendo da Unioni dei Comuni, Comunità montane e Consorzi di bonifica, non necessariamente delle Province".
Ha quindi concluso gli interventi dei consiglieri Paolo Croci del Pd, contrario "a tagli lineari che non riconoscono il merito di chi, come la Provincia di Reggio Emilia ha razionalizzato, ridotto le spese, tenuto i conti in ordine. Noi siamo per le riforme, ma in questo Paese secolarizzato è difficile: siamo disponibili a discutere un riordino degli enti locali, ma non si può cancellare una storia importante come quella della nostra provincia".
Nel corso della seduta aperta del Consiglio provinciale sono intervenuti anche i parlamentari Emerenzio Barbieri, Pierluigi Castagnetti e Maino Marchi; i sindacalisti Luigi Angeletti (Uil), Guido Mora (Cgil), Fabio Bertoia (Cisl) e Maurizio Menozzi (Usb); Riccardo Faietti del Forum del Terzo settore, il sindaco di Quattro Castella Andrea Tagliavini, il consigliere regionale Marco Barbieri, Lorenzo Meglioli di Confagricoltura, Nunzio Dallari della Cna, Giovanni Pasquali della Coldiretti e Yuri Torri di Sel.

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