Province, Regioni decideranno modalità di riordino

Emendamento in commissione Bilancio. Pignedoli: "Tutti enti in discussione", Masini: "Provvedimento sensato"

Sonia Masini

Sonia Masini

REGGIO EMILIA – Pochi giorni fa, la fine della Provincia di Reggio Emilia così come la conosciamo sembrava certa: il decreto legge sulla spending review avrebbe quasi certamente condannato palazzo Allende a un accorpamento. E invece, da ieri sera, è tutto da rifare. O quasi: è confermato il dimezzamento delle province, ma cambiano le modalità. Non vi saranno più “cancellazioni” di quelle più piccole, ma un riordino generale di tutti gli enti deciso dalle Regioni. L’emendamento proposto dai relatori Paolo Giaretta (Pd) e Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) è stato approvato ieri sera dalla commissione Bilancio del Senato, assieme a un subemendamento del Pd che prevede il criterio della contiguità territoriale per i comuni che si vogliono spostare da un ambito provinciale a un altro. Per Giaretta, si tratterebbe di un mero cambiamento “linguistico”, per “non dare la sensazione che ci fossero province che vincono e altre che perdono”. Lo staff del ministro Patroni Griffi, però, ha già assicurato che le piccole province non si salveranno comunque dai tagli.
Per la senatrice Leana Pignedoli, “non si imposta un automatismo per cui semplicemente le grandi inglobano le minori vicine, ma tutte sono messe in discussione – spiega - Questo  passaggio  porta a un nuovo livello di democrazia dall’erogazione di servizi, che tiene insieme razionalizzazione di risorse, fattori identitari, omogeneità socio-economiche”.
Da Reggio Emilia arrivano voci soddisfatte: “Finalmente un provvedimento sensato – commenta la presidente della Provincia reggiana, Sonia Masini - che non crea assurde gerarchie tra Province né umilia i nomi e con essi le identità storiche che vi stanno dietro, ma che, soprattutto, consente finalmente di riformare almeno in parte il nostro Paese guardando avanti, alle nuove sfide”.

Che cosa cambia
L'emendamento approvato ieri prevede che siano le Regioni a proporre il riordino delle amministrazioni provinciali, con una proroga dei relativi termini di scadenza. Ci saranno 70 giorni e non 40 per i Cal, fino a 90 giorni per la trasmissione dei piani al governo e 60 invece di 20 dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto per il governo per adottare la legge di riordino.
Le regioni dovranno rispettare i parametri di popolazione e territorio fissati dal governo (che restano quelli di minimo 350mila abitanti e 2.500 chilometri quadrati di estensione territoriale), ma anche la volontà di spostamento dei comuni da una provincia ad un'altra, pur rispettando il criterio di contiguità territoriale, come previsto dal subemendamento del Pd. 
L’organizzazione della rete scolastica sarà di competenza provinciale, mentre arriveranno anche 100 milioni di euro dal fondo per i rimborsi fiscali alle imprese.

La Masini: “Un provvedimento sensato”
Da palazzo Allende i commenti alle novità sulla riorganizzazione delle Province sono, per una volta, positivi: “Finalmente un provvedimento sensato - afferma Sonia Masini - che non crea assurde gerarchie tra Province né umilia i nomi e con essi le identità storiche che vi stanno dietro, ma che, soprattutto, consente finalmente di riformare almeno in parte il nostro Paese guardando avanti, alle nuove sfide”.
Palazzo Allende, sede della Provincia di Reggio Emilia

Palazzo Allende, sede della Provincia di Reggio Emilia

Di fatto si procede al rinnovamento degli enti nel modo in cui la stessa Provincia di Reggio Emilia aveva chiesto: “E' così previsto ciò che da tempo noi auspichiamo –spiega la Masini - e cioè un riordino generale di tutte le Province, le quali dovranno accorparsi ottenendo i risultati migliori sia in termini di tagli alla spesa che di razionalizzazione e ottimizzazione dei servizi, tagliando le duplicazioni e le sovrapposizioni a cui siamo stati per anni costretti”.
Il rinnovamento generale riguarderà dunque tutte pe Province: “Ora arriva una fase veramente impegnativa – ammette la Masini - nella quale, mi auguro, saremo tutti uniti per guardare all'unica proposta che io vedo sensata, cioè la costruzione di un nuovo assetto amministrativo per l'Emilia. Questa non dovrà essere, a mio parere, una nuova regione, bensì un nuovo ambito della Regione Emilia-Romagna suddivisa in tre grandi aree: la Romagna; Bologna; Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Solo così queste attuali Province intermedie, le quali dovranno naturalmente mantenere il proprio nome, eviteranno di diventare le periferie delle aree metropolitane di Milano e Bologna”.
“Emilia” è, per la Masini, un brand già molto forte, “con una reputazione eccellente: è il simbolo del buon vivere, del food, del saper fare, della storia e della cultura – spiega -  Emilia ha una forte economia che potrà essere rilanciata proprio da nuove integrazioni e collaborazioni in modo da potenziare le infrastrutture, le reti telematiche, i corridoi ecologici ad unire il già costruito. Emilia sarà un'area eccellente che darà nuovo impulso al lavoro delle sue popolazioni, produrrà nuovo reddito e potrà essere motore importante per rilanciare l'Italia ed essere tra le aree più importanti d'Europa”.
Se ciò davvero si concretizzasse, conclude la Masini, non sarebbe un progetto burocratico, ma “un nuovo sogno che potrà avverarsi se avremo insieme la lungimiranza di guardare lontano, di superare i campanili, di non parlare solo di pubblica amministrazione, ma della sostanza delle cose e cioè della vita vera delle donne e degli uomini emiliani”.

Daniele Paletta

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