Aziende: post terremoto inadeguato, ma c'è ottimismo

Il risultato di una ricerca Ipsos per conto di Cna sulle imprese colpite dal sima nella Pianura Padana

REGGIO EMILIA - Quali danni hanno riportato le imprese colpite dal terremoto nella pianura padana? Com’è stato percepito dalle aziende direttamente danneggiate, e da quelle dell’area coinvolta, che hanno visto comunque peggiorare la propria situazione in seguito alle difficoltà di clienti, partner, fornitori, collaboratori? Quali sono stati i punti di forza e di debolezza della macchina dei soccorsi e degli aiuti? Quali sono oggi le aspettative degli imprenditori? Per rispondere a queste domande la Cna ha incaricato Ipsos Public Affairs di realizzare una indagine su un campione significativo di artigiani e piccole e medie imprese nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo.
Le aziende danneggiate sono state tante (il 55%). Il 13% ha riportato danni gravi, in prevalenza strutturali, ai capannoni e ai locali. Il 39% delle aziende colpite ancora non ha ripreso l’attività e di queste il 41% ritiene che non la riprenderà prima dei sei mesi, con punte di due anni e oltre. In questo momento il problema più urgente da risolvere è la certificazione della agibilità dei locali per poter riprendere a lavorare, svolgere l’attività commerciale, rispettare ordini e/o forniture di prima del sisma.

Il contesto economico

L’Italia è un Paese storicamente esposto alle calamità naturali. Il terremoto nella Pianura Padana non rappresenta, perciò, una situazione nuova. La peculiarità, stavolta, è rappresentata da due fattori: la zona colpita non era considerata altamente sismica, mentre è caratterizzata da un forte sviluppo produttivo ed economico, come dimostrano i cinque miliardi di danni stimati. Le aree distrettuali (dal biomedicale alla meccatronica e all’agroalimentare) e le filiere aggredite dal sisma occupano un ruolo decisivo nell’export italiano. Entro 20 chilometri dall’epicentro si contano circa 35mila imprese, con oltre 120mila addetti. La sola area prossima all’epicentro genera il 10% del prodotto interno lordo dell’Emilia Romagna e circa il 30% delle sue esportazioni, con un impatto sul Pil italiano superiore all’1,5%.

Risposte e valutazioni delle imprese

Complessivamente, per le imprese interpellate da Ipsos, l’Italia appare un Paese incapace di fare prevenzione, che brilla nell’emergenza e quindi nelle attività di soccorso ma poi comincia a perdersi già nella prima fase post-emergenza. Nei comuni colpiti il 59% del campione ritiene l’Italia incapace di prevenire i disastri con una punta del 60% nelle provincie di Mantova e Rovigo. Le risposte sono più articolate rispetto alla capacità di gestire le emergenze. Nei comuni colpiti direttamente la risposta è favorevole nel 52% dei casi, che sale al 55% nei comuni colpiti indirettamente. Per quanto riguarda le aziende i sì sono al 61% in quelle colpite solo indirettamente dal sisma per calare precipitosamente al 37% nelle imprese danneggiate.
Nella gestione dell’emergenza l’elemento che risalta è quello del soccorso, in particolare gli interventi di forze dell’ordine, vigili del fuoco, Protezione civile ma anche volontari e cittadini comuni, con la consapevolezza che la solidarietà degli italiani sia stata concreta. E le associazioni di categoria risultano i soggetti che hanno garantito il maggiore sostegno alle imprese.
Il capannone di un'azienda terremotata in Emilia

Il capannone di un'azienda terremotata in Emilia


Negativa è invece la valutazione della fase post-emergenza, a cominciare dalla ricostruzione, su cui pesano i timori di lungaggini burocratiche, corruzione e speculazione, mentre le aziende direttamente colpite dal sisma pongono sul banco degli accusati gli enti locali e l’industria manifatturiera anche la scarsità di fondi.

Speranza e ottimismo
Nonostante le evidenti difficoltà, il 59% delle aziende nei comuni colpiti direttamente dal terremoto e il 73% delle aziende danneggiate pensano positivo e ritengono che la ricostruzione potrebbe risultare addirittura una opportunità. Tanto che, nell’arco di cinque anni, perfino il 55% delle imprese danneggiate è convinta che l’economia del territorio tornerà a essere forte come prima del sisma o addirittura più forte (quasi un quarto del totale). Ottimismo forte e vigoroso anche nelle provincie più colpite: Modena, Ferrara e Reggio Emilia.

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