Acqua, "sentenza Consulta ripristina stato di diritto"

Nuovo no alla privatizzazione dei servizi pubblici. Bonforte (Sel): "Pronunciamento popolare non aggirabile da decreti"

Michele Bonforte

Michele Bonforte

REGGIO EMILIA – La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell’articolo 4 del decreto legge 13 agosto 2011 n°138, che disponeva la possibilità di privatizzazione dei servizi pubblici da parte degli enti locali, compreso anche il sistema idrico integrato. Un tema sul quale, a giugno 2011, moltissimi italiani avevano partecipato a un referendum che aveva di fatto abrogato la normativa sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali. 
Il Governo aveva provato a reintrodurre quella normativa, e sei regioni, tra cui anche l’Emilia Romagna, avevano fatto ricorso. Con la sentenza della Consulta, l’articolo in oggetto è stato bocciato poiché “viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione”.
All’indomani di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, i comitati per l’acqua cantano vittoria: “La sentenza ripristina lo stato di diritto - scrive Michele Bonforte, coordinatore provinciale di Sel - Il pronunciamento popolare avvenuto con i referendum sull’acqua pubblica ha posto un punto fermo, che non è aggirabile con decreti del governo. Non lo poteva fare il governo Berlusconi, non lo dovrà fare quello attuale, che invece sta cercando di limitare il ricorso a società in-house per la gestione dei servizi locali. Parte del decreto legge sulla spending review è dunque platealmente incostituzionale. Per questo chiediamo che il Parlamento ne prenda atto, cancellando l'articolo 4 che ha come unico effetto l’espropriazione delle comunità locali dal diritto di decidere come gestire l’acqua e gli servizi locali, la disoccupazione per migliaia e migliaia di lavoratori delle società in-house”.

La consulta ha bocciato le liberalizzazioni post-referendum

La consulta ha bocciato le liberalizzazioni post-referendum

Bonforte sposta anche il discorso sul territorio reggiano: “Abbiamo salutato con favore l’istituzione del ‘forum sull’acqua’ da parte della Provincia – spiega - ma pensiamo che questo debba essere chiamato a indicare quale strada giuridica e quale infrastruttura istituzionale e societaria sia la più adeguata a realizzare la gestione pubblica del ciclo idrico. Va separata nettamente la gestione dei servizi che originano dal territorio, come quello della gestione dei rifiuti e del ciclo idrico, da quelli distribuiti sul territorio, come quelli del gas. Se poi si analizza la questione all’interno della discussione su una possibile creazione di una multiutility del nord che vada oltre l’attuale Iren, allora la strada dello scorporo da possibile diventa indispensabile”.

Rimane, per Bonforte, “tutta la perplessità sui motivi di fondo che dovrebbero portare a questa multiutility del nord. Già la nascita di Iren non si è tradotta in quel successo sperato, ma in una mezza catastrofe. Il gigantismo – conclude - non realizza economie di scala, anzi crea costi con la creazione di strutture direttive sempre più lunghe e dispendiose. E invece appare certo l’allontanamento della capacità decisionale dai territori”.

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