Sentenza Gfe-Snatt, il giudice: "Appalto legittimo"

La replica della Cgil (Ciro Maiocchi): "Pericoloso precedente, così si autorizza la schiavitù. Ricorso? Vedremo"

I facchini in protesta davanti alla sede della Provincia

I facchini in protesta davanti alla sede della Provincia

REGGIO EMILIA - E' arrivata oggi la sentenza di primo grado della causa promossa da una parte dei soci della cooperativa Gfe contro la Snatt. I facchini, affiancati dalla Cgil, non ritenevano infatti genuino il contratto di appalto con Gfe dato che la loro prestazione (orario, mansioni, prestazioni, concessione delle ferie e permessi, quantità di lavoro prodotto) veniva diretta da dipendenti Snatt e non gestita in autonomia dalla struttura organizzativa di Gfe.
Il giudice ha dato ragione all'azienda logistica, ritenendo invece l’appalto legittimo. "Prendiamo atto di questo - ha affermato Ciro Maiocchi, segretario provinciale della Filt Cgil - ma aggiungiamo anche che con questa sentenza la civiltà del lavoro fa passi indietro. E' stato stabilito che si può lavorare a 5 euro all'ora: così si autorizza la schiavitù". Maiocchi ha quindi aggiunto che la difesa si è basata "più che altro su testimonianze e prove che le rispettive parti sono o non sono in grado di produrre. Noi abbiamo portato le nostre, ma il giudice pare aver ascoltato soltanto quelle di Snatt... Credo che la politica debba riflettere e non poco su questa sentenza, perché crea un pericolosissimo precedente. Il silenzio inquietante che circonda queste vicende dimostra come non esista nessuna volontà di mettere mano politicamente, istituzionalmente e legislativamente a questo sistema di sfruttamento legalizzato, di progressiva distruzione dei diritti del lavoro e dei lavoratori. In ogni caso, lunedì convocheremo un'assemblea dei lavoratori e, insieme ai 75 facchini che hanno promosso con noi questa causa, decideremo se presentare o meno ricorso".
Ciro Maiocchi, segretario provinciale Filt Cgil

Ciro Maiocchi, segretario provinciale Filt Cgil


La storia della lotta dei facchini Gfe nasce nel luglio 2010 quando i soci lavoratori decisero di richiedere all’allora gruppo dirigente della cooperativa l’applicazione del contratto nazionale con l’obiettivo di chiedere il dovuto previsto - all'epoca i lavoratori erano infatti retribuiti poco più di 5 euro all’ora - A seguito di quella rivendicazione, che produsse un accordo sindacale di applicazione graduale del contratto nazionale, la direzione della cooperativa "operò intensamente per produrre profonde spaccature tra i lavoratori - ricordano dalla Cgil - ottenendo decine di dimissioni di una parte consistente dei soci con la successiva assunzione degli stessi in due nuove cooperative (Emilux e Locos Job, subito operanti nei cantieri Snatt) alle quali oggi si applica il contratto Unci (che prevede un salario inferiore mediamente del 25% a quello firmato da Cgil, Cisl e Uil e dalle principali centrali cooperative".

Dato che il numero dei soci rimasti era insufficiente a garantire lo svolgere dell’attività, l’allora direzione della cooperativa rescisse il contratto di appalto con Snatt sospendendo dal lavoro i facchini rimasti in capo a Gfe. Questi lavoratori, dopo mesi di lotte e con l’intervento delle istituzioni, riuscirono a ottenere la messa in cassa integrazione in deroga con la successiva collocazione in mobilità dal mese di luglio 2012, essendo la Gfe in liquidazione. Nel frattempo decisero, assieme alla Cgil, di promuovere una causa contro Snatt che oggi è arrivata a sentenza. Seppur di primo grado.

Alessio Fontanesi

Media
  • I facchini in protesta davanti alla sede della Provincia
    I facchini in protesta davanti alla sede...
  • Ciro Maiocchi, segretario provinciale Filt Cgil
    Ciro Maiocchi, segretario provinciale...
comments powered by Disqus