Damasco, nuove esplosioni: ribelli verso tv di Stato

Continua l'assedio dei ribelli alla capitale siriana. La moglie di Assad fugge in Russia. Il dittatore avrebbe lasciato Damasco

ROMA - A Damasco gli insorti si preparano ad attaccare la tv di Stato. L'assedio alla capitale siriana dell'Esercito siriano libero (Els) non si ferma. I comitati di coordinamento locale dell'opposizione, secondo i quali i disertori hanno lanciato un ultimatum ai dipendenti dell'emittente perché lascino "immediatamente" l'edificio, nel quartiere di Mazzeh a Damasco. Sempre l'Els, ieri, ha rivendicato l'attentato in pieno centro in cui sono stati uccisi molti gerarchi del regime fra cui il cognato di Assad.
Intanto la zona di Mazzeh, nella capitale, è stata colpita nella notte da nuove forti esplosioni. L'operazione che i ribelli hanno chiamato "Il vulcano di Damasco e il terremoto della Siria" non si ferma, tanto che gli Stati Uniti stanno mettendo a punto piani d'emergenza per fronteggiare il rischio che - alla caduta di Assad - le armi chimiche in possesso del e governo possano essere utilizzate contro la popolazione. L'amministrazione deve anche preoccuparsi che l'arsenale in possesso di Assad non finisca in altre mani, incluse quelle di Al Qaeda.
Secondo le Ong sono più di 200, in maggioranza civili e 38 a Damasco, le vittime delle violenze nella sola giornata di ieri in Siria. E' quanto fa sapere l'ong Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo. In tutto sarebbero 214 le persone rimaste uccise, compresi i tre alti ufficiali uccisi in un attentato nella capitale. 124 sarebbero civili, 62 soldati e 28 ribelli.

La moglie di Assad è in Russia
La moglie del dittatore siriano, Asma, avrebbe lasciato il paese per riparare in Russia. Lo scive il Guardian specificando che si tratta di voci raccolte a Damasco dopo l'attacco di ieri nella capitale che ha causato la morte di tre figure di spicco del regime. Il quotidiano riferisce anche di una notizia non confermata secondo cui lo stesso presidente sarebbe rimasto ferito nell'attacco di ieri, tanto da lasciare Damasco e riparare a Latakia, sulla costa. Il leader siriano non si è fatto vedere in pubblico e non ha rilasciato alcun comunicato dopo che una bomba ha provocato la morte del cognato, del ministro della Difesa e di un generale, scatenando la repressione dell'esercito contro i ribelli.

Il voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu
Intanto il voto del Consiglio di Sicurezza dell'Onu slitta, e sarà messo ai voti alle 15 di oggi. Ma un accordo difficilmente sarà raggiunto vista la contrarietà della Russia: "Adottare quella risoluzione - ha affermato il ministro degli esteri di Mosca, Lavrov - significherebbe appoggiare apertamente un movimento rivoluzionario. E, se stiamo parlando di una rivoluzione allora le Nazioni Unite non vi hanno proprio nulla a che fare".

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