Manodori in crisi di liquidità, serve un prestito

A rischio, a causa degli investimenti sballati in Unicredit, le erogazioni per i prossimi anni. Persi 70 milioni di euro

La sede della Fondazione Manodori

La sede della Fondazione Manodori

REGGIO EMILIA - Alla Fondazione Manodori serve un prestito per superare una crisi di liquidità a casua della quale potrebbero essere a rischio le erogazioni, seppur tagliate rispetto agli anni scorsi, per i prossimi anni. La proposta operativa dovrebbe essere presentata lunedì alla prossima seduta del Consiglio generale. I fondi che si volevano vendere per fare cassa - operazione annunciata come strumento per garantire la liquidità all’epoca dell’aumento di capitale Unicredit - hanno perso valore e si sono rivelati vendibili solo con forti perdite.

Barbieri: "Persi 70 milioni di euro. Chi ne risponderà?"
Il consiglio provinciale ha intanto deciso - nella riunione di giovedì - di convocare la Commissione affari generali. Affronterà la situazione economica della Fondazione e la richiesta di revisione dello statuto. Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale del Pd, Marco Barbieri, che scrive: "Avevo segnalato l’urgenza non solo di non diversificare gli stessi, ma l’inopportunità di continuare ad investire addirittura in un solo titolo bancario. Mi ero chiesto cosa sarebbe accaduto se fosse stato un sindaco a far volatilizzare milioni di euro del proprio patrimonio. A fine autunno il titolo Unicredit era a 8 euro. Il patrimonio lì investito della Fondazione valeva circa 130 milioni. L’aumento di capitale ha fatto sì che si investissero altri 15 milioni, arrivando a 145 milioni di euro. Oggi il titolo vale 2,6 euro, per un valore rimanente di 75 milioni. Sono stati persi 70 milioni di euro. Qualcuno può forse raccontare che nei prossimi mesi il titolo schizzerà a oltre gli 8 euro di partenza? In questa fase economica? C’è una responsabilità enorme nella dissipazione del tesoro della città. E questa volta non si può nemmeno trincerarsi dietro un “non ce lo aspettavamo”. Alla luce delle informazioni conosciute e dei dati sul patrimonio, come pensano gli amministratori della Fondazione di far fronte agli impegni ordinari di gestione e di erogazione già deliberati e rispondere, per i prossimi anni, alle attese dei tanti soggetti beneficiari?".

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