Vezzano, l'ex Medici chiude i battenti: 40 dipendenti a casa

L'azienda, ora Leatherauato, di proprietà della Carbognani, presidente di Confapi, va verso il concordato preventivo

La sede della Medici srl a Vezzano

La sede della Medici srl a Vezzano

VEZZANO (Reggio Emilia) - L'ex Medici di Vezzano, l'azienda di proprietà di Maurizio Medici e della moglie Cristina Carbognani, presidente di Confapi e vicepresidente della Fondazione Manodori, chiude i battenti. Per i 40 lavoratori dell'azienda, che recentemente aveva cambiato nome e che si chiamava Leatherauto, sfumano le speranze di tornare a lavorare. Ieri è stato sottoscritto un accordo in Provincia per modificare la causale della cassaintegrazione che prima era stata data per motivo di crisi e ora è stata modificata in cessazione di attività. I lavoratori ci resteranno fino al 31 gennaio 2013. Da quanto si apprende molto probabilmente la Leatehrauto presenterà richiesta di ammissione al concordato preventivo.
L'accordo è stato sottoscritto, oltre che dalla Provincia in base alla normativa, dal liquidatore dell'azienda, dalla Confapi-pmi di Reggio Emilia e – da parte sindacale – dalla sola Uil: Rsu aziendale e Filctem-Cgil, infatti, hanno dichiarato "di non condividere le recenti scelte aziendali, lamentando inoltre mancate risposte da parte della Leatherauto in merito alle mensilità arretrate di lavoro non pagate".
E' stato sottoscritto invece da tutte le parti, Rsu e Cgil comprese, il verbale di accordo relativo all'anticipazione sociale della cassa integrazione da parte delle banche, così come previsto dal Protocollo promosso da Palazzo Allende.
Cristina Carbognani e Maurizio Medici

Cristina Carbognani e Maurizio Medici


Saccardi e Bigi: "Spiazzati dalla velocità degli eventi, dovevano coinvolgerci prima"
"Provincia di Reggio Emilia e Comune di Vezzano - affermano il vicepresidente Pierluigi Saccardi e il sindaco Mauro Bigi – si trovano purtroppo a dover registrare, con rammarico, un’altra cassa integrazione per cessazione di attività da parte di una importante azienda del nostro territorio che, in particolare per Vezzano, rappresentava un fondamentale tassello dell'economia locale. Non siamo in grado di valutare le scelte aziendali effettuate dalla proprietà, anche se restiamo spiazzati dalla velocità con cui una azienda che, fino a poco tempo, fa occupava decine di lavoratori nel Reggiano e in altre realtà produttive fuori dall'Italia, ha deciso di chiudere i battenti, con conseguenze sociali davvero pesanti per il nostro territorio. Avremmo sicuramente preferito, come abbiamo già avuto modo di dire, che i titolari dell'azienda coinvolgessero le istituzioni locali ben prima dell'attuale situazione, per valutare possibili soluzioni alternative alla chiusura, attraverso percorsi di ristrutturazione e rilancio aziendale sul nostro territorio da parte di una imprenditoria locale che non si arrende di fronte alle difficoltà, ma che vuole andare avanti e "rilanciare", mentre le scelte aziendali operate dalla Medici Srl vanno proprio nella direzione opposta.

Villirillo (Cgil): "Mai condiviso il loro percorso"
Gregorio Villirillo, segretario della Filctem Cgil afferma: "Non abbiamo firmato perché non abbiamo condiviso il percorso all'inizio e non lo condiviamo neanche ora. La Medici ha dato in affitto il ramo d'azienda alla Medici Style (che continua a vivere) dove hanno spostato l'afterrmarket. Da lì pescano una decina di persone dalla cassaintegrazione per farle lavorare. Un percorso che si poteva condividere se ci fossero state delle prospettive occupazionali".
La Medici Tunisie

La Medici Tunisie


La replica di Medici:
Scrivono dall'azienda: "Lo sforzo di questi ultimi anni della direzione aziendale, per evitare forzate riduzioni di personale con l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione, è continuato anche in questa fase, con l’opportunità di far ripartire una piccola realtà imprenditoriale per una parte minima di produzione che il mercato italiano è in grado di assorbirePurtroppo, si è assistito al venir meno dell’intesa con la Cgil che, contrariamente alla Uil, ha osteggiato la possibilità di costruire un’alternativa occupazionale, sia pure per una parte limitata del personale.
Maurizio Medici, già presidente e socio di riferimento, ha aggiunto: "La cessazione dell’attività arriva dopo anni di crisi del mondo dell’auto e dopo tutti gli sforzi compiuti dagli amministratori, io ed i miei figli, per il rilancio e la penetrazione in nuovi mercati e nuovi settori. Abbiamo seguito sin dal marzo 2009 tutti i vari percorsi per gestire il personale, dalla cassa integrazione ordinaria alla solidarietà fino alla cassa straordinaria, cercando di privilegiare finchè è stato possibile le soluzioni via via sottoposte all’azienda dai sindacati. Sia io che i miei figli siamo stati in questi anni in prima linea per sopperire al calo drastico dei volumi ed all’azzeramento pressoché totale della marginalità della produzione italiana, mantenendo con tanti sforzi il nostro costante impegno nella produzione per le case automobilistiche in Tunisia, nonostante anche li le case impongano condizioni svantaggiose e vessatorie alle piccole imprese fornitrici. La chiusura dello stabilimento tunisino nei mesi scorsi, in dipendenza dell’instabilità sociale di quell’area ed al timore per la nostra sicurezza, ha dato luogo all’interruzione dei rapporti con le case automobilistiche, nonostante si sia cercato di contenere i danni per penali e risarcimenti da fermo produttivo attivando una linea di emergenza a Vezzano. Lo stabilimento di Vezzano è infatti inadeguato, dal punto di vista tecnico e qualitativo, per la produzione del primo impianto per le case automobilistiche. Ora si è generata una irreversibile crisi di fatturato e di liquidità, che tutti i tentativi di questi ultimi mesi non hanno risolto. Gli sforzi per ridurre l’impatto occupazionale della crisi sono stati svariati, ed una in particolare, la prosecuzione di una più ridotta attività per l’after market da parte dei miei figli, che garantisce comunque ad una parte dei lavoratori la piena occupazione e, in proiezione, potrebbe assorbire altre risorse, è stata particolarmente osteggiata da alcune controparti sindacali.Il mio impegno per cercare, anche in questa fase, possibili soluzioni per i lavoratori rimane comunque inalterato".

La storia dell'azienda
La Medici di Vezzano produceva interni in pelle per auto. Un mercato, come è noto, in grave difficoltà in questo periodo. A dare il colpo di grazia all'azienda della Carbognani e di suo marito è stata la chiusura della Medici Tunisie (il loro stabilimento in Tunisia) a causa dell'instabilità della situazione tunisina. Il sequestro a suo tempo di Maurizio Medici (poi liberato), il marito della presidente dell'Api, Cristina Carbognani, che guidava l'azienda tunisina (la moglie è vicepresidente) e le continue tensioni nel Paese dopo la rivoluzione non avevano permesso la continuità produttiva. Nello stabilimento tunisino erano rimasti bloccati circa 5 milioni di euro di investimenti in macchinari e materie prime. Il mercato dell'auto, in profonda crisi, ha contribuito a creare ancora più difficoltà alla Medici srl che solo grazie allo stabilimento tunisino e alle paghe basse dei suoi operai riusciva a tenere i conti in pareggio. Ma con la rivoluzione gli equilibri non sono più garantiti e il Paese nordafricano non è più sicuro per gli imprenditori europei. Da qui la chiusura dello stabilimento e le inevitabili ripercussioni sull'azienda di Vezzano.

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