Omicidio Lemizzone, primi responsi da autopsia Silingardi

Il sostituto Pantani ancora non ha concesso il nulla osta per i funerali: ha diverse riserve da sciogliere

Il 78enne Aldo Silingardi

Il 78enne Aldo Silingardi

CORREGGIO (Reggio Emilia) - Non ha ancora un nome l'assassino di Aldo Silingardi, il 78enne massacrato la sera dello scorso 11 luglio nella sua abitazione di via Lemizzone nell'omonima frazione correggese. Gli inquirenti stanno lavorando senza sosta per cercare di arrivare a breve alla risoluzione del caso. A questo riguardo, il fatto che il sostituto procuratore Maria Rita Pantani abbia deciso di reinterrogare a lungo i parenti della vittima significa, probabilmente, che il cerchio è già stato ristretto e proprio all'interno di questa sfera si sta convogliando la maggior parte delle attenzioni investigative per venire a capo della matassa.
La stessa Pantani oggi ha ribadito che "di idee non ne mancano, stiamo procedendo bene", ma ha tenuto ben alte in mano le carte. Sempre nell'ambito del virtuale, è dunque plausibile che i primi esiti dell'esame autoptico sul corpo della vittima svoltosi ieri nell'istituto di Medicina legale di Modena abbiano suffragato ipotesi investigative e spinto ad approfondire un aspetto piuttosto che un altro. Ciò che è certo è che il pm questa mattina ancora non aveva concesso il nulla osta per la celebrazione dei funerali di Silingardi, che dovrebbero comunque tenersi lunedì prossimo. Il motivo è presto detto: c'era ancora qualche riserva in merito da sciogliere.
Il pm Pantani sul luogo del delitto

Il pm Pantani sul luogo del delitto


Schivo, appartato, Silingardi condivideva la propria abitazione con i fratelli, che spesso lo andavano a trovare. E' fortemente possibile che conoscesse il suo carnefice, visto che la porta d'ingresso non presentava segni di effrazione. Si tende a escludere per questo la pista della rapina, anche se il nucleo investigativo dei carabinieri reggiani, suffragato dai colleghi di Guastalla, non ha mai ritrovato il portafogli della vittima. Quanto al cellulare, si sa che Silingardi ne possedeva uno, che tuttavia non utilizzava praticamente mai.
Probabile che nel tardo pomeriggio dello scorso 11 luglio a casa del pensionato sia nata una pesante lite tra vittima e carnefice sorta forse su basi economiche - nonostante non risultino divergenze con i fratelli su eventuali spartizioni di beni, né problemi di natura finanziaria per l'ex operaio che anzi possedeva diversi terreni e appezzamenti - e degenerata quindi in tragedia. Lo testimoniano gli oggetti utilizzati per colpire e quindi finire il 78enne: sedie, tavoli, tutto ciò che era a portata di mano dell'assassino, che quindi non poteva aver premeditato l'omicidio. Una furia cieca sopita da tempo ed esplosa in tutta la sua ferocia.

a. f.

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  • La casa di Silingardi, dove l'uomo è stato rinvenuto cadavere
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