"La democrazia non spari mai più su se stessa"

Così il sindaco alla commemorazione dei martiri del 7 luglio: "Reggio Emilia attende ancora le scuse per quei morti"

Il sindaco di Genova alla commemorazione dei morti di Reggio Emilia

Il sindaco di Genova alla commemorazione dei morti di Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – Sono passati cinquantadue anni da quel luglio del 1960, in cui la città di Reggio Emilia fu teatro di uno degli episodi più sanguinosi del dopoguerra: cinque operai - Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli – caddero durante gli scontri con polizia del ministro Scelba avvenuti durante una manifestazione sindacale, nel momento in cui la tensione seguita alla formazione del governo Tambroni aveva raggiunto il suo apice.


Come ogni anno, Reggio Emilia ha voluto ricordare quanto accaduto in quel 7 luglio con la deposizione di una corona al cippo dedicato ai cinque caduti e la visita alle “pietre d’inciampo”. Questa mattina, ai giardini pubblici, il sindaco Graziano Delrio, il prefetto Antonella De Miro, l’assessore provinciale Ilenia Malavasi, rappresentanti dei sindacati e delle forze dell’ordine e molti altri primi cittadini dei Comuni reggiani hanno voluto essere presenti per commemorare quella giornata. Accanto a loro c’era Marco Doria, il sindaco di Genova. Una presenza per nulla causale, la sua: anche nella città ligure, in quell’estate del 1960, ci furono forti scontri occasione della manifestazione, sostenuta dalla Camera del lavoro e dalle sinistre, contro il governo Tambroni e la convocazione a Genova del sesto congresso del Msi. 

“Quei giovani – ha detto Delrio, riferendosi ai cinque caduti e ai giovani scesi in piazza quel giorno - avevano voglia di prendere in mano il proprio destino, di essere protagonisti, responsabili, promotori di una vera crescita della democrazia che ancora dimostrava fragilità enormi. Avevano votato per la democrazia, avevano votato per la Repubblica, però c’erano situazioni ancora da chiarire.
Purtroppo la democrazia, il 7 luglio 1960, pensò di difendersi sparando su questa piazza e quindi sparando su se stessa. E così ha messo a rischio se stessa in quei giorni”.


Un momento della commemorazione dei morti del 7 luglio

Un momento della commemorazione dei morti del 7 luglio

Un passaggio forte, che Delrio collega immediatamente alla recente sentenza sui fatti della caserma Diaz durante il G8 del 2001, creando un nuovo legame virtuale tra le città di Reggio Emilia e di Genova. Su quella vicenda, ha detto Delrio, “la Corte di cassazione ha finalmente detto una parola chiara e di questo avevamo bisogno, anche se dopo 11 anni. Così come avremmo bisogno di una parola chiara, più chiara, sui fatti di Reggio Emilia del 1960, una parola questa che ancora attendiamo. Questa piazza chiede ancora che la giustizia faccia il suo corso, che arrivino le scuse anche per i fatti del luglio ’60 e per i morti di Reggio Emilia. Nessuno li restituirà vivi ai parenti, ma ci darà la speranza di sentirci a casa nella nostra mata Repubblica”.


Quanto è accaduto allora non è slegato dall’oggi: “Siamo di fronte a un crocevia di cambiamento – conclude Delrio -  C’è un posto preciso, per ciascuno, perché la democrazia funzioni, il posto di migliaia di donne e uomini impegnati in ogni occupazione senza spingere nessuno fuori dal disegno.
Siamo molto preoccupati del fatto che ancora in questi giorni si pensi a tagli, a intervenire sui servizi. Credo che con forza e responsabilità dobbiamo guardare a questa stagione che ci attende. Una stagione che forse porterà ancora in piazza i lavoratori, con gli scioperi annunciati, forse porterà gli enti locali e le associazioni a confrontarsi. Dobbiamo cercare di impegnarci con fermezza in un confronto che sia democratico”.

Daniele Paletta

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