Dimezzate le Province: a rischio anche quella reggiana

Il decreto legge sulla spending review parla di "riduzione e accorpamento" degli enti: tra 10 giorni si saprà tutto

Palazzo Allende, sede della Provincia di Reggio Emilia

Palazzo Allende, sede della Provincia di Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – Il decreto legge sulla spending review, approvato in nottata dal Consiglio dei ministri, potrebbe avvicinare la fine della Provincia di Reggio Emilia. Nel testo del documento, infatti, si prevede "la riduzione e l’accorpamento delle Province" in base alla dimensione territoriale e alla popolazione, con l’obiettivo di "dimezzare il numero attuale". 
Metà delle 107 Province italiane, dunque, potrebbe scomparire entro l’anno. Ma quali? Mancano ancora i criteri per stabilire con esattezza le soglie minime per la sopravvivenza. Questione di poco, però: "La definizione esatta dei parametri per la dimensione territoriale e la popolazione - si legge nel comunicato di Palazzo Chigi - sarà completata entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, con apposito provvedimento del Consiglio dei Ministri".

Se fossero confermate le indiscrezioni pubblicate due settimane fa sul Corriere online, però, la Provincia di Reggio Emilia sarebbe destinata a non sopravvivere: in quell’articolo, Sergio Rizzo aveva ipotizzato che una provincia si sarebbe salvata se avesse avuto una superficie di almeno 3.000 chilometri quadrati, una popolazione superiore ai 350mila abitanti e oltre 50 Comuni sul territorio.
I criteri per la scelta, come abbiamo visto, non sono ancora stati confermati, ma presto si saprà se queste indiscrezioni fossero veritiere. Su molti altri aspetti, l’articolo di Rizzo aveva azzeccato le previsioni, dalla creazione delle città metropolitane (un provvedimento che era già stato previsto nel 1990) alle competenze che rimarrebbero alle province sopravvissute (ambiente, trasporti e viabilità).  
La procedura per giungere all’eventuale accorpamento dovrebbe prevedere un ruolo attivo degli Enti territoriali: "Il governo trasmette al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, la propria deliberazione con i criteri – si legge nel comunicato di Palazzo Chigi - Successivamente, ogni Consiglio approva il piano di riduzione entro 40 giorni. Entro la fine dell’anno sarà completato il piano di accorpamenti".  


Da questo piano, realizzato nell’ottica di un generale contenimento della spesa pubblica, si salverebbe la metà delle attuali province: resteranno solamente quelle degli attuali capoluoghi, mentre salteranno quelle dei centri che saranno inquadrate come città metropolitane (ovvero Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria).
Insomma, per le Province italiane è in arrivo una vera e propria rivoluzione, comunque attesa: il trasferimento a Comuni e Regioni delle funzioni attribuite alle Province sarebbe dovuto scattare già entro l'aprile di quest'anno con l'applicazione del decreto "salva Italia". Le forze politiche erano insorte contro questa e qualcuno aveva parlato di incostituzionalità, sostenendo che non si potevano sciogliere organismi eletti dai cittadini: così, nella versione definitiva del salva Italia era spuntato un comma che prevede una legge dello Stato, da emanarsi entro dicembre prossimo, per rendere operativa la riforma. 

I problemi che dovranno affrontare le Province, infine, non riguardano solo gli accorpamenti: i trasferimenti in arrivo dallo Stato, per effetto del decreto sulla spending review, si ridurranno di 500 milioni di euro per quest'anno e 1 miliardo di euro dal 2013. Abbastanza per rendere il futuro di qualsiasi Provincia assolutamente incerto. A prescindere da ogni eventuale accorpamento. 

Daniele Paletta

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