Castellarano, sarà beato il seminarista martire Rolando Rivi

La Congregazione per i santi di Roma ha riconosciuto la validità del suo martirio, avvenuto quando aveva 14 anni

Rolando Rivi

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CASTELLARANO (Reggio Emilia) - Rolando Rivi sarà beato. La decisione della Congregazione per i santi di Roma ha riconosciuto la validità del suo martirio e questo, di fatto, apre le porte alla sua beatificazione. I teologi hanno confermato che il seminarista innocente, a soli 14 anni, fu ucciso in odio a quella fede cristiana che proclamava con coraggio vestendo sempre l’abito talare. Ora, dopo la firma dei cardinali e del santo padre Benedetto XVI, Rolando potrà essere proclamato beato e salire all’onore degli altari. Rivi è stato il primo fra i 130 sacerdoti e seminaristi uccisi sul finire della guerra e nel dopoguerra dai partigiani comunisti.
La causa di beatificazione è stata avviata e sostenuta dal Comitato Amici di Rolando Rivi. Il Comitato è un’associazione senza fini di lucro che ha lo scopo di far conoscere, nel modo più ampio possibile, la figura di Rolando Rivi e la sua ardente testimonianza di fede come tesoro di verità, di libertà, di riconciliazione.
Rivi era nato nel 1931, figlio di contadini cristiani, nella casa del Poggiolo, a San Valentino, nel Comune di Castellarano (Reggio Emilia). Il padre si chiama Roberto Rivi e la madre Albertina Canovi. A soli 11 anni, nel 1942, mentre l’Italia è già in guerra, è entrato nel seminario di Marola nel Comune di Carpineti (Reggio Emilia) e ha vestito per la prima volta l’abito talare che non lascerà più sino al martirio.
Nell’estate del 1944 il seminario di Marola viene occupato dai soldati tedeschi. Rolando, tornato a casa, continua gli studi da seminarista, sotto la guida del parroco, e porta nel suo paese un’ardente testimonianza di fede e di carità, vestendo sempre l’abito talare.
Per questa sua testimonianza di amore a Gesù, così intensa da attirare gli altri ragazzi verso l’esperienza cristiana, Rolando, nel clima di odio contro i sacerdoti diffusosi in quel periodo, finisce nel mirino di un gruppo di partigiani comunisti. Il 10 aprile 1945, il seminarista viene sequestrato, portato prigioniero a Piane di Monchio, nel Comune di Palagano sull’Appennino modenese, rinchiuso in un casolare per tre giorni, brutalmente picchiato e torturato.
Venerdì 13 aprile 1945, alle tre del pomeriggio, il ragazzo innocente, a soli 14 anni, spogliato a forza della sua veste talare, viene trascinato in un bosco di Piane di Monchio e ucciso con due colpi di pistola.

Il vescovo: "Che gioia"
"È con gioia che accogliamo la bella notizia che la commissione teologica presso la Congregazione per le cause dei Santi ha riconosciuto la validità del martirio di Rolando Rivi. È la gioia del Vescovo, dell’Ausiliare, della comunità di S. Valentino, dei familiari e dei tanti amici del Comitato promotore della causa, della comunità propedeutica e vocazionale dedicata al giovane seminarista reggiano con sede a Coviolo. Gioia condivisa con la vicina Chiesa di Modena, con il suo Arcivescovo Mons. Antonio Lanfranchi, la Diocesi e la comunità del luogo, dove ha avuto il martirio. Mentre a Roma era in corso la riunione dei teologi censori è stata  celebrata un’ora di adorazione nella cripta della Cattedrale con la presenza dei giovani amici di Comunione e Liberazione, dei seminaristi e dei giovani in cammino vocazionale, delle Dorotee di Montecchio (tra le quali in comunità a Montecchio vi è Suor Marta, 92 anni, zia di Rolando) e di altre donne consacrate, tutti in veglia di preghiera per ottenere la grazia del riconoscimento ecclesiale della santità in morte del giovane Rolando Rivi. In cripta, dove sono sepolti i martiri Crisanto e Daria, testimoni dell’amore per Gesù e il Vangelo fino al sangue, primi germogli spuntati sull’albero della Croce piantato nei solchi della storia della Chiesa fino ai nostri giorni, anche la figura del giovane Rolando diventa un forte richiamo al rinnovamento della testimonianza cristiana, ripercorrendo l’idea di amore propria della tradizione cristiana e il nesso tra amore e sofferenza. Sì. L’amore vero è un amore crocifisso.  La sua veste arrotolata e stracciata prima di cadere nella fossa era per Rolando certo il segno della sua fede e amore per Gesù di cui aspirava ad essere ministro, ma anche l’abito esteriore della figura di prete a servizio della gente da cui già da seminarista non voleva mai staccarsi. Gesù stesso, prima di essere spogliato della sua veste sul Golgota aveva nel cenacolo indossato il grembiule del servizio e della carità".

Amiamo pensare e pregare, in prossimità dell’Anno della Fede promosso da Benedetto XVI, perché questa causa di beatificazione del giovane seminarista Rolando Rivi – di cui ringraziamo tutti coloro che ne hanno promosso e avviato il cammino verso la beatificazione, tanti amici che ne hanno dato testimonianza e continuano a tenerne viva la memoria -, possa suscitare numerose e preziose vocazioni al ministero pastorale, memori della promessa di Gesù che “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, ma se muore porta molto frutto”  (cf. Giovanni 12,24).

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