Novellara, scoppia la guerra dell'acqua: via le bandiere

Il consigliere del Pdl, Cristina Fantinati, ha chiesto e ottenuto di far rimuovere i vessilli per il "sì" al referendum dai balconi. Il sindaco Daoli: "Per me possono restare"

La bandiere appese ai balconi

La bandiere appese ai balconi

NOVELLARA - A Novellara è scoppiata la guerra dell'acqua. Non quella preconizzata dalla scienziata ambientalista indiana Vandana Shiva, che pure arriverà, ma per ora quella politica sui referendum del 12-13 giugno scatenata da un consigliere comunale del Pdl, Cristina Fantinati, che ha preso carta e penna nei giorni scorsi e ha scritto al sindaco, al prefetto e alla polizia municipale chiedendo di rimuovere le bandiere dei vari movimenti per i referendum sull'acqua e sul nucleare perchè si tratta "di propaganda elettorale fuori dalle zone autorizzate".
Risultato: i vigili sono andati di casa in casa a far togliere le bandiere dalle finestre e dai balconi.
La richiesta è stata avanzata in base a una norma del 1956 che regolamenta la comunicazione elettorale e gli agenti per evitare di essere denunciati per omissione si sono prodigati nel far rimuovere le bandiere. Chi espone le bandiere potrebbe rischiare una multa piuttosto salata che arriva fino a 1.000 euro.

Raul Daoli

Raul Daoli



Il sindaco Raul Daoli commenta: "Non condivdo questo tipo di segnalazione fatta dalla Fantinati. Quella della polizia municipale sarà un'azione di informazione e non sanzionatoria. Per ora non è stata data nessuan multa. I cittadini sono infastiditi e condividono con noi un forte imbarazzo per questa vicenda".
Il sindaco Daoli ha fatto anche delle ricerche in merito: "La normativa è chiara ma va detto che è della metà del secolo scorso. Io ho fatto una ricerca in giurisprudenza e ho trovato sentenze che mi richiedono una maggiore prudenza distinguendo caso per caso. Per quello che mi riguarda io credo che i cittadini possono esporre la bandiera sui loro balconi. Trovo che, soprattuto per certe situazioni, la cosa non è lesiva della normativa. Poi, certo, un balcone in piazza è diverso da una casa in campagna. Cosa penso dell'iniziativa della Fantinati? Penso che siano cose che non si devono fare".

Cristina Fantinati

Cristina Fantinati



Commenta Liana Barbati, consigliere regionale dell'Idv: "Ora appare evidente che anche i berlusconini locali per paura, cercano di intimidire i cittadini che hanno tutto il diritto di esprimersi in merito a scelte importanti ,come la qualità della vita. Già non bastava che questo governo in asfissia facesse spendere milioni in più agli italiani per non aver voluto accorpare i referendum alle amministrative. O il silenzio della Rai,televisione pubblica sui referendum ,o la bufala che il nucleare non si fa più".
La Barbati fa notare come "i balconi delle abitazioni private non possono certo considerarsi "luogo pubblico" infatti, se qualcuno vi si introducesse clandestinamente, compirebbe il reato di violazione di domicilio, a prescindere da fatto che essi siano visibili dalla strada. Censurare e addirittura chiedere ed ottenere che la polizia municipale “perda" tempo per andare nelle case dei cittadini per ordinare di togliere dai loro balconi  le bandiere del SI al Referendum, è atto che noi denunciamo come spreco di denaro pubblico che la consigliera del PdL dove risarcire al Comune".

Liana Barbati

Liana Barbati



Secondo la Barbati nel 1995 (sent. 161) la Corte costituzionale ha ritenuto irragionevole estendere anche alla propaganda referendaria i divieti relativi a quella elettorale nei trenta giorni antecedenti al voto. Invitiamo la Fantinati a consultare la sentenza a questo link http://www.giurcost.org/decisioni/index.html, in particolare il punto 6 dei "considerando in diritto", relativamente alla campagna referendaria, non esiste alcun divieto di propaganda nei trenta giorni antecedenti al voto".
Sulla vicenda interviene anche Andrea De Franceschi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione che afferma: “Troviamo vergognoso che a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, alcuni esponenti di un partito politico che ha tutto l’interesse a far fallire i referendum del 12 e 13 giugno per difendere il nucleare, l’acqua privata e il proprio leader abbiano denunciato dei cittadini per il solo fatto di aver esposto bandiere pro-referendum. I vigili urbani sono stati costretti ad invitare i cittadini a rimuovere le bandiere che sventolavano sui balconi. Il sindaco è riuscito ad ottenere che la multa prevista, di 1000 euro sia sospesa, ma la rimozione dei vessilli c’è stata. E’ propaganda illegittima? Questa legge va cambiata, ancora di più alla luce del vero scandalo: la casta, ad ogni campagna elettorale, si auto-condona le multe con una legge ad hoc, sanando migliaia e migliaia di manifesti irregolarmente affissi con la cifra simbolica di 1000 euro. Ora invece pretende che sia ogni singolo cittadino a pagare per aver messo una bandiera al proprio balcone".
"Ora – conclude il Capogruppo – mi auguro che i partiti, se davvero tengono alla riuscita delle consultazioni popolari, scatenino la propria macchina propagandistica per portare tutti alle urne. Il 12 e 13 giugno il successo sarà raggiungere il quorum, la vittoria la maggioranza dei SI.”

Paolo Pergolizzi

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