"Pendolari dell'epidurale in fuga da Reggio", è boom
mercoledì 25 gennaio 2012
La denuncia della Barbati: "Donne costrette a non partorire al Santa Maria per assenza di cure per lenire il dolore"
REGGIO EMILIA - Anche l'epidurale può diventare un "diritto negato". Usa questi termini, la coordinatrice provinciale Idv Liana Barbati, nel denunciare una situazione che, a Reggio Emilia, si sta verificando con frequenza sempre maggiore: "Sono numerose le segnalazioni di donne costrette a partorire nella struttura ospedaliera di Guastalla o di Parma in quanto l’arcispedale S.Maria Nuova di Reggio Emilia non prevede cure antalgiche per lenire il dolore - denuncia la Barbati - Come coordinatrice Idv e come donna, fatico a comprendere questa decisione che racchiude al suo interno convinzioni culturali arcaiche, più che reali motivazioni scientifiche".
A scatenare le critiche della coordinatrice Idv è in particolar modo un passaggio riportato sul sito dell'ospedale reggiano, in cui si legge: “Vivere il dolore crea paura, ma riuscire a superarlo determina la crescita, la forza, il potere e trasforma la donna in madre”. "Questa visione 'buona e biblica' del dolore, necessaria per trasformare una donna in madre, é retrograda e inammissibile al giorno d’oggi - commenta la Barbati - Rispettare la libera scelta delle donne sulle modalità e sullo svolgimento del parto è alla base di un servizio sanitario degno di essere chiamato tale. Auspico pertanto che i vertici dell’arcispedale dimostrino maggiore sensibilità su questo tema, concedendo alle future madri un servizio partoanalgesico gratuito e garantito, nella speranza che le donne reggiane non siano più costrette a fare le pendolari dell’epidurale".
Facebook
Twitter
Youtube
Google+
RSS





