Ferretti (SeL) attacca le coop: "I soci non hanno alcun potere"

domenica 30 gennaio 2011
Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

Al convegno organizzato per discutere il caso Gfe: "Deve approdare al tavolo della Regione"


GUALTIERI - "Come si può vivere lavorando a 3,90 euro all'ora? Come può un'azienda dichiarare lo stato di crisi se poi passa nel giro di qualche mese da 250 a 600 soci lavoratori?". Le parole di Gogi, delegata della Gfe, di origini indiane come il 90% degli altri soci-lavoratori di Gfe, fotografano il caso Gfe, la coop al centro di un'aspra vertenza sindacale che vede da tre mesi centinaia di lavoratori in cassa  integrazione presidiare i cancelli dalla Snatt, l'azienda monocomittente, appartenente a un ramo della famiglia Fagioli, che ne  ha decretato di fatto la cessazione delle attività revocandole l'appalto.
L'iniziativa di SeL (Sinistra e Libertà) "La cooperazione e la crisi" a Palazzo Greppi di Gualtieri (nella foto i presenti al convegno), luogo simbolo che vide nascere più di 100 anni fa la cooperativa di Santa Vittoria, segna forse il primo passo verso un punto di svolta nel caso Gfe. Il dibattito è stato introdotto da Franco Ferretti di SeL che ha messo per la prima volta attorno a un tavolo pubblico Ildo Cigarini, presidente di Legacoop Reggio, Mirto Bassoli, segretario della Cgil reggiana, e Giuseppe Alai, presidente di Confcooperative. Alai e Bassoli sul caso Gfe, nei mesi scorsi, erano stati protagonisti di un'aspra polemica. Ferretti non ha lesinato le critiche alle cooperative, "in alcuni casi più simili a public companies dove i soci non hanno un reale potere e comandano i supermanager" e ha lanciato una proposta: il caso Gfe deve approdare al tavolo della Regione, visto che "il tavolo provinciale costituito ad hoc non ha funzionato".






Ma Cigarini, Bassoli e Alai hanno anche mostrato qualche punto di convergenza. Cigarini ha dichiarato che le cooperative che violano i contratti collettivi nazionali di lavoro "non lo fanno certo in nome di Legacoop". Il presidente di Legacoop, anzi, ha invocato un' azione forte per contrastare le cooperative spurie, che fanno concorrenza sleale alle cooperative che invece applicano i contratti nazionali di lavoro. Soprattutto, Cigarini ha confermato che su appalti, contratti e governance - cioè il sistema di regole che garantisce la partecipazione dei soci alle decisioni delle cooperative - Legacoop è disponibile ad aprire un confronto con la Cgil e con le altre organizzazioni interessate. Sul banco degli imputati è finito anche il nuovo contratto nazionale Unci che contiene condizioni peggiorative per i lavoratori e al momento associa circa l'1% delle cooperative. Una critica, quella verso il contratto Unci, che ha visto sostanzialmente d'accordo le due associazioni cooperative e la Cgil.
Alai ha rilevato che, se su circa 700 cooperative iscritte al registro della Camera di Commercio di Reggio, 100 non aderiscono nè a Legacoop nè a Confcooperative, "esiste un problema di rappresentanza". Alai ha ricordato che molte delle 12 cooperative di logistica che prima, come Gfe, aderivano a Confcooperative, sono passate negli ultimi mesi a Unci. Per Alai, che ha riconosciuto che i tavoli istituzionali aperti sulla Gfe di fatto non hanno prodotto risultati, esiste comunque la necessità, "in casi conclamati di crisi, di prevedere flessibilità e deroghe ai contratti nazionali di lavoro".
Mirto Bassoli ha fortemente criticato il principio che "il lavoro viene prima dei diritti". Non si esce dalla crisi che attanaglia anche la nostra provincia, secondo il leader della Cgil, con modelli "di sfruttamento" che si ispirano al metodo Marchionne e prevedono la compressione dei diritti dei lavoratori. Alla fine Bassoli ha rilevato che "sono emersi punti di sintonia con le due centrali cooperative per una discussione su nuove regole". Ma ha avvertito che la proposta lanciata da Alai di cercare nuovi committenti per Gfe che consentano alla cooperativa di riprendere l'attività quando la cassa integrazione sarà scaduta è accettabile solo a condizione che "venga smontato il modello Snatt-Gfe". A condizione, cioè, che venga anche risolto il caso, inaccettabile per il leader della Cgil, delle due nuove cooperative spurie che oggi svolgono a condizioni peggiorative e con lavoratori prima in forza alla Gfe,  il lavoro che prima veniva svolto dalla Gfe stessa.

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