Tagli ai Teatri e al Peri, la protesta si sposta su un blog

mercoledì 28 settembre 2011

I 17 intellettuali reggiani, firmatari della lettera in cui contestano Sassi, chiedono l'adesione dei cittadini

Il teatro Valli

Il teatro Valli

REGGIO - "A Reggio Emilia c'è chi vorrebbe togliere risorse pubbliche alla cultura a causa della crisi, con il risultato di costringere alla chiusura la Fondazione I Teatri, il Conservatorio e ridimensionando la Settimana europea della fotografia. Noi non ci stiamo". 
E' inequivocabile l'intento del blog aperto da alcuni reggiani, così come lo è il nome scelto: "RE_pensante". La contestazione a quanto espresso dall'assessore Matteo Sassi, dunque, è sbarcata anche sul web, lo stesso mezzo usato solo un mese fa da Pierluigi Saccardi nella sua campagna per sostenere gli "eroi fiscali". I responsabili compaiono sul sito per nome e cognome: sono gli stessi che, i giorni scorsi, avevano diffuso una lettera pubblica in cui si opponevano con forza alle idee dell'assessore. Del gruppo fanno parte musicisti, scrittori, attori, direttori artistici e intellettuali della città. Ma la "banda dei 17" si sta allargando: da ieri, quando il blog è stato messo online, hanno aderito alla protesta altre dieci persone.
Sul sito trovano spazio commenti sull'attualità politica reggiana in merito alla cultura, numerosi documenti (tra cui la lettera degli studenti del "Peri" indirizzata a Sassi) e alcuni video che suonano come un "memento": accanto alle immagini del pianista Maurizio Pollini, impegnato in una memorabile esecuzione di una sonata di Beethoven, appare la scritta: "Ecco un 'mostro sacro' che potremmo non vedere mai più".
Evidente, anche in questo caso, la polemica contro Sassi: "Basta coi mostri sacri - aveva appunto detto l'assessore - e coi concerti che costano centinaia di migliaia di euro".
Alla protesta si può aderire mandando una mail a repensante11@gmail.com. "Siamo i primi a invocare una razionalizzazione delle spese per preservare servizi essenziali - scrive il 'gruppo dei 17' - ma non può passare l'idea gretta che investire in cultura non abbia rilevanza sociale. La storia di Reggio Emilia è la dimostrazione dell'esatto contrario di tale equivocato e rudimentale modello di pensiero. Noi non ci stiamo".
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